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che vanno ad accadere in quei ravvolgimenti, i quali haRaffaello in modo disposti, che giovano ad un grandiosopartito di chiaroscuro della figura medesima e a ren-derla piramidale, formando da sè sola quasi un gruppo,che vale alla spaziosità e alla sfuggita del piano, e aritenere in questo colla debita degradazione le altre fi-gure e gli altri gruppi nei luoghi loro, E per averviinoltre Raffaello col maggiore avvedimento introdotta lamigliore sceltezza di pieghe, conservando le più spaziosemasse , ha resa questa figura una vera meraviglia del-1’ arte , che nulla lascia a desiderare , e che sopra sè ,più che sopra di ogni altra figura di quella grand’operaferma sorpreso l’occhio dell’osservatore. Si levino a que-sta figura le vesti, spariranno in allora i detti vantaggi,che vestita porta alla composizione, e per quanto bellis-sima possa rimanere ignuda, non più sorprenderà come alpresente, ed in allora il giovane che salta dal muro po-trà forse ottenere su di essa il primato e una maggioreconsiderazione dell’intelligente. Da questo paralello si co-nosca di quanto valore e giovamento sono i panneggia-menti allorché vengano da mano maestra trattali.
Non perciò io intendo di posporre per massima ge-nerale in pittura gl’ ignudi alle persone vestite, ben co-noscendo quanta maggiore profondità di scienza si ri-chieda all’ artista per ben rappresentarli , e quanta dif-ficoltà siavi nell’esecuzione, sì perchè in essi ogni piccolamancanza può condurre a difetto grave, sì perchè l’uomoè l’opera più sublime del Creatore, che tutte sonosorprendenti. Intendo solo di sostenere, che il panneg-giamento dovendosi comunemente più che l’ignudo trat-tare di necessità nelle opere di pittura, deve l’artista,per le ragioni addotte, averlo in molta considerazione,e farne studio particolare per riuscirvi a modo che lefigure che esser devono vestite valgano a togliere collaverità e bellezza dei loro panneggiamenti il desideriodi vederle ignude , come in quelle di Raffaello accade.Al conseguimento del qual fine maggiori difficoltà s’in-contrano , che nella rappresentanza dello stesso ignudo,