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Pratica Minerale : trattato / Marco Antonio della Fratta et Montalbano
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per ſin à tanto che ſi vegga fatſi loperatione netta, il che ſaczcedendo ſi caui il vaſo, nel quale laſciata raffreddar la mate-ria, ſi ſepata dalle feccie i buono, e queſto ſi pone in copella,g da quello che ne rimane ſi il calcolo della fertilità, d po-uerta della Vena. Ma perche ſi tittouano Veuetali che ſo-pranuotano al Piombo, che non ha forza d aſsorbirxle, perciòconuisne renderlæ fuſibili con la forza del fluſso; il che ſi faall hora quando ſono nello ſcudellino, ouero valo di terraſotto il telto ponendouene tre oncie in circa.Taſhora anche qualche Vena parte entra in corpo colPiombo, e parte ſe ne reſta nelle loppe, facendo certe veſiche,ne di la più ſi dipatte;& perciò neceſſario in queſto caſocauarla con vn vucino di fertoe peſtata vnirla con il fluſsoſudetto; iadi ritoruatla nel vaſo di terra, dous ſi liquefaràbene, e ue ſeguira poi laſsorbimento preteſo dell' Argent,e ſeparatione delle loppe. 1 üAccade ancora alle volte, che la Vena parendo liquefattapel yalo di terra,& cosi attaccata allo ſtelso, che non ſi pudanco con l' vncino muouerla; a que ſto inconueniente ſi ri.media ponendo vn poco di capo motto d' acqua foite inpolus ſopra della ſteſsa, dalla cui forza poi reſta diſtaccatadal vaſo. e.

duccede anco tal volta, che nel co pellatſi la Vena vnitacol Piombo, ella degenera in loppe in modo tale, che non

reſt an do ilgrano nella Qopella ſuccede di far giuditio, chela Vegi ſia ſenza Metallo buono, al che ſi rimedia col pren-dere le loppe rimaſte, e peſtate,& vuite ad altro bpiombo ſiliquefanno nel Vaſo di terra ſorto il teſto, come detto diſopraʒ poſcia ſi copella la maſsa, da cui ne reſta ilgra 0 ilquale

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