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G. OMBONI,
zoica, e facente parte dell’Italia sotto l’aspetto fisico, eco., editadal dott. F. Yallardi in Milano :
“ Quest’ultimo tratto della valle della Sarca (dal lago di To-blino al lago di Garda ), contrariamente a quanto si osservanelle altre valli subalpine, mostra quasi nessun indizio del pas-saggio di un antico gbiacciajo. Il suo aspetto è dall’ epoca gla-ciale in poi interamente cambiato. Forse nulla al mondo, chepresenti più vivo lo spettacolo del caos. Le frane, gli scoscen-dimenti, anche i più colossali, di cui le valli alpine ci offronoesempi ad ogni passo, non danno che una smorta imagine diquel subisso, di quelle cataste di massi prismatici d’ogni dimen-sione, spesso colossali, di quelle montagne di sfasciume, le qualirappresentano, si direbbe, altrettante montagne sfasciate lì perlì. Tale è l’aspetto, che presenta la Sarca, per forse tre ore dicammino, lungo la via detta delle Marocche. Quelle Maroccheconsistono appunto in una lunga serie di colli, allineati nel sensodella valle, composti di massi calcarei accatastati, nudi nudi, tracui la Sarca dovette aprirsi il passo, direbbesi a viva forza, concento giri e rigiri. Quelle montagne di rupi rappresentano unaserie di scoscendimenti, o piuttosto un solo colossale scoscendi-mento delle montagne calcaree che fiancheggiano la Sarca a de-stila, e sorgono così nude, a picco, talora strapiombanti, a spi-goli acuti, a sfaldature gigantesche, con tale aspetto, insomma,che si direbbe essersi ieri soltanto squarciati i fianchi di quellemontagne, ed avere il prodotto di quella frana mostruosa im-provvisato ieri sul fondo della valle quelle montagne di rupi.Naturalmente colla roccia in posto venne a franare quel po’ didetrito glaciale, il quale poteva essersi arrestato su quelle mon-tagne già per sè scoscese; naturalmente scomparvero i lisci egli arrotondamenti glaciali, sostituiti da fresche superficie difrattura; naturalmente il detrito morenico che ingombrava il fondodella valle o si appoggiava, sotto forme di morene laterali, aifianchi di essa, fu coperto, e reso invisibile da quell’immane ac-cumulamento delle frane. Si badi bene che qui non è il caso diquelle lente frane, le quali dovunque in seno alle Alpi veggonsi