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Le marocche antiche morene mascherate da frane / nota de Socio Prof. G. Omboni
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G. OMBONr,

se invece fu uno dei primi, che studiassero il terreno glacialesui versanti italiani, parlandone e scrivendone con perfetta co-gnizione di causa! Degni di tutta lode e veramente fondamentalisono i suoi scritti sugli antichi ghiaccia] di Lombardia , già più.volte citati in questopera. Dunque?.... Bisogna dire che, a furia diosservare morene, ne veda anche dove non esistono ; anche in ciòche può dirsi veramente negazione delle morene. È un fenomenopsicologico, che si verifica sovente negli specialisti in ogni ramodi scienze. Sarebbe una morena frontale ben strana quella checorresse parallela alla valle, invece di attraversarla; come stranaugualmente sarebbe una morena laterale, che si tenesse ritta nelmezzo della valle, in luogo di appoggiarsi alle montagne che lafiancheggiano. Frontale poi o laterale che fosse, sarebbe sempreun problema una morena di ghiacciaio alpino tutta di massi an-golosi, tutta quanta di roccie locali, mentre il signor Omboni sabenissimo che una morena frontale, laterale o mediana, nel puntoin cui si trova, rappresenta sempre e necessariamente la sommadel detrito di qualunque genere, proveniente da tutte le masserocciose a monte di quello stesso punto. È legge, che non pati-sce eccezioni. Il detrito locale nou potrà mai rappresentare altroche una parte del detrito componente la morena. Si pensi comedoveva essere formata la morena frontale di un ghiacciajo che sidipartiva dalle cime granitiche del M. Adamello, senza tener contodel fatto che il ghiacciajo prevalente nella valle della Sarca, daSarche a Riva di Trento , era indubbiamente quello dellAdige ,il quale colle sue morene porfiriche riempi il lago di Garda e lavalle stessa della Sarca, non lasciando al ghiacciajo della Sarcapropriamente detto che un posto affatto subalterno. Vorrei vedere,del resto, se una sola delle mille e mille morene dei ghiacciaj alpiniantichi e moderni abbia presentato al signor Omboni qualche cosadi somigliante a ciò che presentano le Marocche.

Nello scritto citato nella nota precedente il prof. Ombonidice che in mezzo a quelle montagne di massi calcarei trovansisparsi (assai radi certamente) ciottoli e massi di granito, gneiss,micaschisti e porfidi, e ricorda come fortuna (fortuna singolare