CONCLUSIONE. 353
tuli’altra considerazione, un uomo doveva con-tentarsi di quella parte di prodotti che un altrouomo voleva concedergli, e da cui non era in-gegno, non virtù , che potesse trar fuori. Manello stato attuale di libertà niuno è tenuto aforza in una casa determinata. La ventura, l’in-gegno, la virtù fanno uscire alcuni dalla condi-zione di operaio } la sventura , l’ignoranza , ivizi, ve ne fanno entrare altri. Coloro che esconosono pochi, è vero, perchè è più difficile farsiricco che povero, perchè le buone qualità' sud-dette sono più rare delle cattive : tuttavia ilnumero d’essi può essere accresciuto, la condi-zione degli operai migliorata, e per essi stessi,attivando le forze morali che ciascheduno ha insè, ed aiutati dagli uomini benevoli e ricchi, edai governi. Ma dare ai poveri una falsa ideadel meccanismo sociale , instillare negli animiloro il veleno dell’invidia, e l’odio ai favoritidella fortuna, non sono mezzi propri, nè adarricchirli, nè a farli felici.
Allorché i filantropi de’tempi addietro, do-po un lungo avere impetrato ardentemente, einvano istituzioni pei fanciulli derelitti, videroalla fine fatti paghi i desideri loro, l’animo brillòloro in petto di gioja, e parve ad essi che l’u-manità fosse lavata di una grande macchia.