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Volume secondo.
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Vi, e rìuertn possìbile . E chi crederebbe mai, tri V'Umanità delle Ittisere,ritrovarsi ingegni così tirannici , che volesserocoflrigner la libertàdegl'intelletti degli vomini ad approuari lor capricci , e le lor'ofinioni,e 1 chi non le crede bandirgli contro , comesi si a'Saracini , e infedeli laCrociata ? Stiapur'm quello servaggio Lattario Siisi, quant'e'vuole,manon pretenda di tirami per sor ga compagni, ne creda,che ciò, che egli at*tribuisce al maestro, ò che il Maestro attribuisce àse stesso, sia la legge, ela norma , che abbia à gouernare'l Mondo così â bacchetta , in materia dilettere, che il dipartirsene abbia â stimarsi peccato . Troppo sarebbe loti»sano dalla gentile gga,e bontà, che V.T. m' descritto nel T. Grassi, seVesser contrarlo alle sue opinioni, soste da lui stimato ingiuria. Tropp'alto sarebbe il Trono, ou'e'si sederebbe, le sue sentente non douester auer *appello. Masouente lesattioni, e le indiscretepartialità de'scolari , conlesconcelodi, e con gli smoderati applausi , pregiudicano > finga alcunalor colpa a'Maestri. E chi si metterà mai in animo, cheVna Tersona,qualfaccia professilo» di vita religiosia, cioè d vmiltà, e modestia, come il T.Grassi, e che non s e ancora ( vaglia à direl vero ) per alcuna sua opera*fatto conoscer così eminente nelle lettere, presuma di scrivere , ò almenopermetta, che altri scrina di lui queste parole , che son nel proemio della*Librai Essendosi nel preferiranno di tré non consueti splendori ve*duco illustrare, e risplenderel Cielo , non fu vomo alcuno materia*le, ò poco curioso , che colassù non riuolgelîe tantosto lvnè laltr*occhio, ammirando, in que! tempo particolarmente, la fertilità de»glinsolitilumi. Ma come che è il volgo ardissimo di sapere , così èaltrettanto inabile ad inucstigar da se stesso le cagioni delle cose , ri-chiedeuaperciò, iurevelutisuo ,coloro ,aquali principalmente per*teneua la contemplation del Mondo,e del Cielo,che cotali arcani glidipelassero. R icorrendo per tanto allAccademie de Filosofi, e de-gli Astronomi vi è più, che ad ogni altra, aueua gli occhi, e la menteriuolta allAccademia Gregoriana, la quale fornitissima di scienza, ecopiosissima dAccademici prodi, e valenti, e però sopra dogni altradi gran lunga veneranda, e siamola, agcuolmente comprese se esserquella, onde, come dall'oracolo, attendala il volgo le risposte a'suoidubbij. Le quali parole, benché paian riguardare'l Collegio Romano, siVtrisican però, quanto al render risposte, nella persona del Grasso, vnicoprofessore in quel tempo delle Matematiche in detto Collegio, e desolotra qut'Tadrt,feriste delle Comete. Queste lodi ,ò Sórsi,fon troppo pre»giudiciali al Maestro, ned'egli certamente faccetta . E quel nobil Colle*gio, ancorché per auuentura il poteste fare , non si mette in così gran pe»fio . Molto bene, con le sucdottistime vigilie se l' egli procacciatolaperò e' non l'ambisce . Quivi prima che lettere , sapprende modestia, ej