SECONDO ctrina. Ancho de ſapere che daſignore o uero lauoratore che ſiano buoni hedificatoriſicõpera meglio. Et quãdo andra alla uillaꝓcuri iuaſelli deluio& letina& glialtri ua/ſelli ſe ſono aſſai o pochi. Impoche douelliſarãno dee eſſere elfructo ragioneuolmẽteAppreſſo ghuardi ſe ua molti o pochi fer/ramẽti& maſſeritie dalauorare po. ꝓchuriche ſia tale ter reno che nõ chiega ſpeſa: ap/preſſo poi chara ildominio del poder& anelrallo aprochurare qllo medeliimo dichegiugne ptucte leuolte che uiua ſe puo cir/cuiſcha ilpodere:& ſe nõ almãcho ilſequẽ̃tegiorno: accioche conoſcha& uegha comeglie lauorato:& lope che ſono facte& cheſono facte& che ſono dalarc: appreſſo chiami aſſe iluillano o uero caſtaldo& diman/dilo quali ope& lauorũi abbi facte& qualilireſtino affare:& ꝓcuri ſe inquel tẽpo e facto aſſai lauorio o uero ſeglie facto atẽpobuono:& ſe quello che reſta affare ſipotrafare ꝑ inãzi atẽpo: appreſſo eldimandi quello ara facto del grano& del uino& dituctelaltre coſe ꝑ ſingulo. Et poi che ara cio ite/ſo& conoſciuto cominci affare ragiõe conlui dellope& dedi. Et ſe illauorio nõ appa/re nõ ſicõcorda col tẽpo: cioe che a moltotẽpo non ſeguiti illauorio/ dira iluillano ouero caſtaldo che nõ uabbia uſato malitiao. uer ingãno& chegli nõ abbia potuto. Etche ſieno occhorſe peſſime tẽpeſtadi:& cheiſerui ſiieno fuggiti. Quãdo iluillano aradecte leſue ragioni: allor ilſignore glirico/minci ilgiuocho dachapo& mecta cõlui ragione delauorii& delope dicẽdogli coſi di-mi tu diche furono tẽpeſte& pioue: tuttopuo eſſer che dici. Ma che poteui tu in queltẽpo operare. Certo amico mio tu poteui lauare iuaſegli del uino ſtuchargli& gouer/naręli. Et ſipoteui purgare lacaſa& tramutare ilgrano portar fuori illetame& fare lafoſſa douegli ſiricoglieſſi: Simigliantemẽtepoteui nectare ilſeme: racõciare lefuni uec/chie& fare delle nuoue/ poteui fare ripezaTe& ricucire alla tamiglia iloro camiciotti& capperoni. Et ſe midi che ſieno ſtate molte feſte riſpõdoti che ĩ cotali giorni poteuiradere leuechie foſſe. Conciare laſtrada: tagliare ippuni: cauar Iorto. Ancora poteuipur gare loprato legare iuinchi& rõcare leſpine. Et ſe midi che iſerui ſien ſtati malatidicho chel difecto e ſtato tuo che nõ doue/
ui date loro tãto damãgiare: Poĩ chelſignore lara della ſua nigligentia ripreſo ꝓchuricome ilauorii nõ cõpiuti ſitraghino affine.& ſe coſa ueruna uimãchaſſi pellãno ſapparechi& ſi ꝓchuri dauere. Et che lecoſe cheuauanzono ſiuẽdino. Et che ilauorii che biſognano allogarſi ſalluoghino. Appreſſocomãdi che forniſcano lope che biſognanoche ſifaccino& quelle che biſognano che ialuoghino& lelalci ſcripte alcaſtaldo predecto/ appreſſo cio ꝓuegha tutti glianimali& uẽda lolio eluino elgrão& tutto cio cheauãza: appreſſo uẽda ibuoi uecchi gliarmẽti lepecore lalana lepelli: ilcacio uecchio: elſeruo antico. Impoche il padre della fami/glia cõuiene che ſia uẽditore non micha cõperatore. Ancora lecoſe che ſappartẽgonoalla ſementa ſideono alloro luogho& cpoapparechiare:& quelle che ſono dauendiereſiuẽdano/& maximamete lecoſe che non ſipoſſono ſerbare ſiuẽdano preſtamate indaiſicorrõpano& guaſtino. Ma quelle cheſerbare ſipoſſono uẽda nel caro tẽpo: imp/cio che cotali coſe lõgamẽte ſer bare molteuolte multiplicano nõ ſolamẽte uſura ma etiandio raddoppiono ilfructo ſe ſindugia/no atrarre fuori in conueneuole tẽporale.
INCOMINCIAILLIBRO SECONDOdella natura delle piante:& delle coſe co/mune alleculture dicadauna generationedicorpi. cap. i.
cONCIOSIECOSA che nelprecedẽte libro ſiano ſcripte certe utili coſe diquelle che ala ſalute degliabitanti nuoce:conſeguẽremẽ̃te reſta aſcriue/re alpreſente delle loro opationi che nelleuille ſideono fare. Ma pche glieſercitii delauilla ſiuariano ſecõdo leuarieta delle piatede luoghi& de tẽpi: ladiuerſita dequali no/ſciere nõ ſipuo ꝑfectamẽte ſenza notitia della natura delle piate& delle loro parti. Etacora diquel le coſe lequali aeſſe piate ſononeceſſarie. Et ĩpcio e datractare iqueſto ſe/cõdo libro. Et pche alcune coſe ſono comuni alcultiuamẽto diciaſc huna maniera dicãpi. Diqueſte ancora nel decto libro ſitractera. Et primieramẽte diro diquelle coſe cheaogni pianta ſiconuengo no ſecondo iprincipii della generatione. b.ii