Di G/.niu Galilei '51
contemplazione, la quale per essere intorno a soggetto celeste, è degna dinon esser disprezzata. Duolmi di non le poter dare più intera soddisfazione,e massime avendomene ella con tanta tenerezza ricercato, con mostrarsi in-sieme molto gelosa, che altri, avendo potuto aver sentore di questa novi-tà da me scoperta, non se ne voleste fare Osservator primario, ed a me an-teriore , come è accaduto di altre mie ammirabili osservazioni, ed in parti-colare delle macchie Solari ; poiché con sì vergognosa temerità CristoforoScheiner non solamente si è arrogato la superiorità del.tempo, ma dell’averpotuto più giudiciosamènre di me conietturando discorrere circa l’essenza,ed accidenti delle suddette màcchie, promettendosi non meno della inav-vertenza de’Lettori, che della sua propria arroganza; e come, che eglinon .avesse pubblicate già colle stampe, sotto nome di finto Apelle, tré luelettere piene d’ignoranza, e di tanti errori, quanti vi sono concetti, ed al-i’ineentro,,vedutene altrettante delle, mie scritte intorno alle medesime con-templazioni, ma belisi piene di tali conietfure, che poi si fono verificatetutte; egli attribuendosi tutti i veri, che da me ha appresi, si fa nella suaRosa Orsina, ovvero come egli leggiadramente muta in Orsa Rosina , au-tore di tutte le verità, e me Ipaccia, e lacera per uomo ignorantissimo. Perchiara evidenza delle sue vanità, e de’ miei retti discorsi basta leggere lesoprannominate sue lettere, e le mie, le quali in un volume vanno stampa-te insieme. Quanto poi all’aver egli molto tempo dopo di me vedute essemacchie, oltre a molte altre testimonianze, ce ne sono due di due Padridella medésima Compagnia, l’uno de' quali è il P. Adamo Tannerò nella suaAstrologia Sacra stampata, alla faccia 49. dove trattando delle macchie So-lari, si leggono queste paróle: Certe'magrius Aftronomus Galilausborutnsyderco -' rum ostentorttm precìpuus inventar , maculai Soletti inumbrantes aliud non vu/t effe ,&c. E sappia V. S. Illustrisi, che questo Padre dimorava in Ingolstadio, eleggeva nel medesimo Collegio,* che il P. Scheiner, e nell’isteffo tempo,che questi andava facendo l’ostèrvazioni di esse macchie, e come ella vedechiama me precipuo inventore, ne pur nomina mai lo Scheiner in tutto iisuo libro. Dell’altro Padre voglio per ora tacere il nome, ma vive, ed af-ferma egli averne dato ii primo avviso al detto Scheiner nel tempo, cheio mi trovava in Roma, dove più volte le feci vedere a molti gran Prelatinegli Orti Quirinali; il che accadde nell’Aprile del 1611. cioè molti mesiAvanti, che lo Scheiner ne movesse parola con sue lettere al Sig. Mare©Veliero Duumuiro di Augusta. Ma, che vuole questo insensato farsi ante-riore a me di tempo in tale scoprimento, ed osservazioni, mentre egli tan-to scioccamente sopra di esse discorre, ed io con affai manco osservazioni,ne pronunzio tante conietture confermate di poi da indubitata verità ? Mabastimi per ora aver pur troppo lungamente tenuta occupata V- 8. Illustrisi,alla quale per fine con reverente affetto bacio le mani. Dalla mia Carceredi Arcetri li 20. Febbraio 1657.
Di V. S. Illustrisi
Devotissime Servitore vero.
Galileo Galilei .
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