Di Gaiiìbo Gauui 715
Sbggîugtte V. 8. appresso, che io ho detto, che l’impersezìelie della mate-ria non è argomento buono per provare il contrario,, cioè per provate, chein grande non possano riuscire quelle macchine, che riescono in piccolo;anzi per l’opposito affermo, che di questo non poter riuscire, la cagione ri-siede nella materia soggetta a mille imperfezioni, alterazioni, mutazioni, etutti quelli altri accidenti, che V. 8- va con esquisita particolarità connu-merando; de’ quali io non. ho mai preteso, nè credo dato segno di pre-tendere, che se ne possa dare scienza ; ma la cagione,, che io referisco, eripongo nella materia, è diversilîîma da tutte queste, e non è soggetta avariazione alcuna,, ma è eterna, immutabile, e però atta ad essere sotto ne-cessarie dimostrazioni compresa, ma per quanta io credo non avvertita daaltri. E per meglio dichiararmi seco, piglio il suo, medesimo esempio di unponte per passare un fossa largo v. gr. venti piedi, il quale si trovi esserriuscita potente a sostenere , e dare il transito a peso di mille libbre, e nonpiù; cercasi ora se per passare un fosso largo quattro volte tanto, un altroponte contesto del medesimo legname, ma in tutti i suoi membri accresciu-to in quadrupla proporzione, tanto in lunghezza,, quanto in larghezza, edaltezza, sarà potente a reggere il peso di 4000. libbre dove io. dico di nò;e talmente dico. di nò,, che potrebbe anco accadere , che è non potesseregger se stesso, ma che il peso proprio lo fiaccasse: avendo io con ne-cessaria dimostrazione meccanica provato,esser impossibile, che due figuresolide fatte dell',stessa materia, e che tra di loro sieno simili, e disegnali,sieno simili nella, robustezza ma che sempre a proporzione saranno lemaggiori più deboli r di modo» che se averemo v. gr. un asta di legno dital grossezza, e lunghezza, che fitta in un muro [parallela all’orizonte restisenza fiaccarsi dal propria pesa, ma che una grossezza di capello, che fusi-se più lunga si rompesse, dico tale asta tra le infinite, che si possono faresimili a lei del medesimo légno, esser unica, che resti sul confine tra il so-stenersi, e il rompersi, sicché nessuna delle maggiori di lei potranno, reg-gersi, ma necessariamente si fiaccheranno ma le minori, reggeranno se stes-se, e qualche altro peso di più, talché se vorremo pigliare un'afta più lun-ga della detta, e che sia potente a reggere se stessa,, bisogna alterare laproporzione, e farla più grossa di quel che ricercherebbe la similitudinedelle figure. Ora della cagione,per la quale la resistenza al rompersi ne*solidi simili non cresca secondo le grandezze loro , io lo, provo con neces-saria dimostrazione dimostro ancora qual proporzione è quella, che la ro-bustezza osserva nell’accreseimento delle figure : e finalmente dimostraneU’allungare la figura, quanto si debba alterare, ed accrescere più la gros-sezza, che la lunghezza, acciò la robustezza si augumenti ancora nelle fi-gure maggiori a proporzione delle minori . Ma che io ricorra mai a dire,che queste varietà dependano dalle diversità di materie non solo differentidi specie, come legno,.ferro, marmo, ma anco. della medesima specie,es-sendo tante diversità di saldezza tra una sorta di legno, ed un’altra,ed an-co néllststesso legno,secondo che è tagliato dal tronco, o dal ramo, diuna stagione, o- di un’altra, vicino alla radice, o alla vetta ; sarei vera-mente troppo debole a volere arrecar queste notissime contingenze per ra-gione di effetti necessari, e forse finora non perfettamente penetrati dalliArtisti scientifici. Di'qaeste resistenze de’ corpi solidi airessere spezzatiparlo io nel secondo Dialogo, dimostrando molte conclusioni utili, e diròanco necessarie, da esser sapute dal meccanico teorico, dell© quali serro