Ma ogni volta che poteva pur procacciarsi un po’ d’ ozio, tutto lo usavanell’ educare il suo ingegno acre e svegliatissimo ; e propostosi di trarnegran frutto, era ornai deliberato di non più pubblicare alcun’opera che nonmirasse ad una meta altissima. Quindi avvenne che soltanto nel trentacinque-simo anno dell’etk sua (rj63) diede fuori il Mailino, al quale due anni dopofe’succedere il Mezzogiorno. Il conte di Firmian, ministro dell’Austria in Lom-bardia, che già aveva fatto incoraggiare l’autore a stampare il suo poema, videallora quanto utilmente potesse adoprarsi questo ingegno a diffondere il buongusto nella patria ; e dopo essersene giovato alcun tempo per la compila-zione d’una gazzetta, del 1769 gli affidò un carico più decoroso e confacenteagli studj del Parini, quello di professore di belle lettere nelle scuole pala-tine in Milano ; e dopo la soppressione de’ gesuiti fu egli promosso alla cat-tedra di eloquenza nel ginnasio di Brera.
Grandissimo frutto recarono in quella vasta città le lezioni del Parini. Laletteratura vi ricevè l’impronta del suo ingegno, e fu veduta sorgere in Mi-lano una nuova scuola , che non è ancora al tutto cessata.
Il novello professore fu pure aggregato alla Società patriotica fino dallasua origine, che fu nel 1776.
Il comporre costava assaissimo al Parini ; o che le fonti del suo pen-siero si trovassero impedite per affluenza nel primo sgorgo, o più veramenteche egli venisse costretto alla lentezza dall’alto concetto che aveva del belloe dal dilicato e difficile suo gusto. Però più volte si accinse al compimentodel suo Giorno e più volte il lasciò cadere dalle mani (1).
Tanta severità di critica faceva sì che, mentre tutti lodavano i suoi versi,egli trovava dove censurarli, e si augurava di ringiovanire, perchè, raggiuntaornai l’idea del bello, avrebbe sperato, secondo eh’ egli diceva , di comporcose non indegne del nome italiano. Quindi non era prodigo di lodi nem-meno agli altri, e soltanto le concedeva ai sommi ingegni, accompagnandoledi alcun utile avviso (2). A’mediocri era inesorabile ; e a chi gli parlò untratto dell’ autore DelP Uso (5), pretesa imitazione del suo Giorno, torcendosifastidiosamente rispose : « So pur troppo di aver fatto de’cattivi scolari. » Untal rigore di giudicj, la franchezza e 1’ austerità con cui pronunciava in pub-blico verità santissime, ma tanto più odiose a molti quanto più erano auto-revoli nella bocca di questo poeta cittadino, l’impero che andava acquistandosulla pubblica opinione e la ridevolezza, futilità e burbanza del costume si-gnorile da lui tutta quanta svelata e motteggiata acremente dovevano con-citargli contro e gli concitarono gran numero di nimici. Ma dove egli dicevale sue sentenze all’ aperto, segretamente stillavano questi il loro veleno negli
(1) Stese i suoi poemetti sul lago di Como a Malgrate da Candido Agudio ed a Beìlaggio dal contedella Riviera.
(2) Come fece con Vittorio Alfieri, indirizzandogli un sonetto di cui citeremo alcuni versi piu innanzi.»— Di Vincenzo Monti soleva dire : « Costui minaccia di cader sempre colla repentina sublimità de suoivoli, ma non cade mai. »>
( 3 ) L* Uso, poemetto in versi sciolti, diviso in due parti: del conte Durante Duranti. Bergamo, pressoF. Locatelli , 1778.