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Opere di Giuseppe Parini / [Giuseppe Parini]
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o

POESIE PIACEVOLI.

V.

SULLA MALINCONIA.

Occhio indiscreto, che a cercar ti stanchiDa qual d’uomo o di sorte o di ciel colpoLa cura uscì che quasi a scoglio polpoPar che intorno al mio cor lasso s’abbranchi ;Spesso nel volto, è ver, ne* membri stanchiEsce furtivo il duol ch’io sgrido e incolpo;

Ma se ben mi scoloro e scarno e spolpo».

Non fie mai che al tuo sguardo il cor spalanchi.Ragion l’arcano mio avvinse a un sasso »

E tal nel fondo del mio sen sommerseChe d’occhio acume non può gir sì basso.

Mio duol, richiama tue orme disperse »

Ti rannicchia e ti cela entro al cor lassoA le viste de gli uomini perverse.

VI.

SULLO STESSO ARGOMENTO.

Occhio indiscreto » or taci e più non angiCon dimande importune il mio cor lasso!Più facil ti saria spezzare un masso;

Taci» o più tosto» se sai pianger» piangi.Lascia che in pace il mio dolor mi cangiQuasi novella Ntobe in un sasso;

Lascia che fino al duro ultimo passoL’erma tristezza mia mi roda e mangi.

Se occhio amico mi sei » sol ti sia dettoChe nulla scelleraggine ha consorteL’alta malinconia onde son stretto.

Ma tu parli , o mio cor? Di durar forteGià ti se’ stanco? Deh tu vieni e iu pettoQuesto debole cor strozzami » o morte !

VII.

SULLO STESSO ARGOMENTO.

O morte , o bella morte » o cara morte »

Tu vieni or dunque e a me dolce sorridi ?Lascia che a questa man fredda m’affidi ,

Che sola involar puommi a la mia sorte.Affretta, usciam da queste odiate porte

Di vita » usciam: non odi oimè ! con stridiQuasi di drago per sabbiosi lidiL* atra mia cura sibilar più forte ?

Oimè! fin qui implacabile e tenaceMalinconia ! O morte » ecco la fossa ;

Scendiam velocemente a cercar pace.

Pace» orror queto; pace» o non mai mossaSepolcral aria ove ogni cura tace ;

Pace, o ceneri, o vermi, o teschi, o ossa !

Cosi non fia che possaQuello che mi persegue occhio indiscretoSaper tra’vivi il mio alto segreto;

Cioè che qui di dreto

Jeri » oimè ( in piazza » il ciel me lo perdoni »Mi si ruppe la stringa de’ calzoni ;

Tal che a battuti sproniIo fui costretto per mezzo MilanoCorrere a casa con le brache in mano.

Vili.

Son le furie d’Àverno, a quel ch’io sento»Tre, Megera , Tesifone ed Aletto ;

Ma al mondo se ne contan per portentoIn fino a sei sotto un medesmo tetto.

Son sei sorelle tutte d’un aspetto;

Il ciel ne guardi s’elle fusson cento;

Cacolle la natura per dispetto

Un dì ch’ella si messe un argomento.

C’è ancor chi dice ch’elle usciron fuoraPrima di tutti quanti gli altri maliDal maladetto vaso di Pandora.

Chi volesse fondar cento spedaliO lazzeretti » lo farebbe ognoraCh’egli potesse aver queste cotaliVeraci e naturali

Immagini del morbo e de la peste,

Fatte senza livello e senza seste

Da le veloci e presteMani de la natura esterrefattaDa quella materiaccia contraffatta

La qual par proprio fattaPer far le tentazioni a sant’AntonioIn forma di fantasma o di demonio.

IX.

O monachine mie, questa fanciullaE una fanciulla tutta bella e buona :

Bella e diritta de la sua persona,

Che come a donna non le manca nulla.Ella poppava quand’ ella era in culla :

Poi per forza di Cerere e PomonaE venuta una bella pollastronaChe finor dette al mondo erba trastulla.Ella ha poi un cervel non dal suo sesso ;

Che mai non fece una minchioneria TSe a sorte mai non la facesse adesso.

Ella è inoltre sì devota e pia

Ch’ ella, sera e mattina, dice spessoIl Paternostro e l’Avemmaria.

In fine ella saria ,

Se Iddio daralle grazia eh’ ella viva,Propio il caso per la contemplativa

E per la vita attiva ;

Poi che a far bericuocoli e ciambelleNon c’è un pajo di man come son quelle.

Ei bisogna vedelle ;

Ch’ io vi so dir che non varria danajoAppetto a lei il miglior ciambellaioO bericuocolajo :

E s* ella vale un mezzo mondo a falle,

Ne vai più di millanta a manucallc.

X.

Una povera donna che si trovaSenza marito con quattro bambini ,Come questo attcstato lo comprovaDel curato Gian Carlo Filippini,