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Opere di Giuseppe Parini / [Giuseppe Parini]
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ELOGI E

muro fosso allintorno, fui costretto dalleguardie ad entrarvi per una fortissima porta cu-stodita da un corpo di soldati bravo quanto la morte.Essi non portano spada archibugio verunaaltr arme, ma in quella vece un gran pajo di ba-sette in sul viso, colle quali sogliono far paura cmettere in fuga i loro nemici} e sio ho a dirvi ilvero, io mi sentii anchio tutto quanto rimescolareal primo vederle che feci, lo capitai così andandoalla ventura sur una piazza accerchiata allintornoda certe fabbricuzze che voi vi maravigliereste comepotesson reggere in piedi. Esse parean fatte di cartapesta con mille ghirigori, arabeschi e lavori dacque-rello allintorno delle finestre; e al basso di cia-scuna di esse certe ferriate che porgevano in fuori,fatte , siccome mi fu detto , per mostrare le bellegambe degli abitatori e delle abitatrici, chè tuttiquanti le hanno duna varieté maravigliosa. Insomma io fui per credere che quelle non fosseroaltrimenti le case, ma che le case alleggerite dognimarmo si fossero volate via, e rimasti in piazza bellie nudi gli armadj e gli scritto). Io mera appenasoffermato, quando a quella guisa che intorno a unciurmadore radunasi prima qualche forca di ragazzofuggitosi dalla scuola, poi un cocchiere cacciato dalpadrone, appresso qualche poeta sfaccendato , edi mano in mano tutto il popolazzo , così io mitrovai impensatamente in mezzo duna moltitudinedi persone che stavanmi guatando e accennandomial compagno come una cosa nuova e venuta allorallora dall altro mondo. Tutti mi portavano al cielocolle lodi e tutti rilevavano nella mia personcinaqualche novello pregio. Chi veniemi guardando perdi dietro e ammirava le amhidue aguzze mie spal-le, che a un bisogno possono servire di appiccalo-jo j e chi correami ora davanti, ora dopo, non sa-ziandosi giammai di tener fisi gli occhi alle miegambe; e pigliavansi piacere di farmi camminare,come decavalli si fa; ed eglino, fermatisi io qual-che distanza, struggeansi della gran gioja nel ve-dermi venire alla volta loro, e alzavano uno schia-mazzo mescolato di applausi e di festosi viva, gri-dando tulli a quanto flato aveano in corpo :

« Chi vuol veder quantunque può natura? »Pensatevi ora voi se io gongolava dentro di memedesimo e sio facea festa trovandomi alla perfine in paese ove le mie gambe erano salite in ri-putazione cd eransi acquistata quella stima chessemeritavansi l>cne : perocché voi avete a sapere cheluna delle mie gambe è pcranco anonima, e laltrachiamasi la gamba Tagliazucca , conciossiachè essae fatta alla guisa d una che soleva adoperare quel-1 uomo dabbene di Girolamo Tagliazucchi ; la qualgamba doveva essere una molto eloquente gamba ,c così dehb esser la mia che tanto se le rassomi-glia; ma non mica sullo andar di quella di pretePaolo, che minsegnò già accordare il sustantivohic poeta coll aggettivo hic et htvc et hoc infelix >e quando volea persuadermi alcuna cosa non facevaaltro che farmi cenno della sua gamba per di die-tro , e io subito lapprendeva. Ma quanto vi cre-dete però voi chio mi sia riso di tutta quella

Parini t Opere.

discorsi. 129

gentaglia che mattorniava allorché, rinvenutomidallo stupore, io potei fisare il guardo sopra i lorovisi ? Ma che dico visi ? Se visi non ve ne avea ;e tutti quanti eran visetti, visuzzi, visoni, visaccio visucciacci ? Dicesi che madonna Natura, avendopressoché ridotta a fine tutta questa macchina mon-diale, trovavasì di avere una grande quantità dimateria tuttavia rozza ed informe ; ma perchè nevenia la domenica, ed ella voleasi mettere il nuovoabito per lindomani, chiamati a due spiritelli,che erano come dire suoi fattorini e che questi eru-diti chiamerebbon genj, disse loro così : Toglieteviquesta roba e fate di cavarmene subitamente unpopolo ; mi state a guardare che ne venga lafesta, ma menate le mani tutta la notte, chio vom-melo a ogni modo vestir per dimane. I fattorinipigliaronsi quella massa in varj panieri e n* anda-rono ad impastarla : ma come costor due non avea-no che far nulla fra loro ; perocché luno, essendoavarissimo e spilorcio, temeva ad ognora non glimancasse il terren sotto a piedi , e pero andavaa rilente , e assottigliava ; e 1* altro , che avreb-be dato fondo a checchessia, caricava lorza sen-za verun riguardo : cosi avvenne che nelle operedelluno voi non avreste veduto nulialtro che sche-letri e carcami e mummie disseccate ; e in quelledell altro animalacct con monti di carne addosso««Fatti senza misura e senza seste.»

Egli accadde ancora che come gli uomini fabbri-cati in si grande fretta dal primo riuscivano tuttifuseragnoli e spilungoni, così quelli dellaltro gTassie larghi a guisa delle pentole. Per la qual rosa fuloro mestieri di porre rimedio a quelli che eccede-vano, appoggiando una mano sopra del capo apiùlunghi, e premendo giù sinché, ingrossando, accor-ciavano e divenieno proporzionati: poi, pigliatisi ipiù larghi e strettili a uno a uno fra le mani giun-te, tanto li avvoltolavano che si riducessero a con-veniente grandezza. Ma la cosa non riuscì del tuttosecondo il loro disegno ; conciossiachè i primi, comequelli eh erano estremamente miseri e deholuzzi ,oppressi dall eccessivo peso della mano , torsero instrane guise le gambe 0 inguauiarono affatto il colloentro alle spalle : e i secondi, stretti alla cintolafra le due mani e fra quelle lungamente aggirali,diventarono non meno mostruosi degli altri ; im-perciocché alla pressione la materia cedendo e riti-randosi verso le estremità, andò ad ingrossar smi-suratamente i fianchi c le cosce 0 uscì in uno scri-gno alle spalle, o al petto in ìsconce protuberanze.Veduto questo i due farferelli dicronsi per dispera-ti ; e lasciati tutti gli altri lavori così com eransortiti, posersi intorno al restante della materia, equella non più lavorando separatamente, come dianziavean fatto, appliraronsi a compor fra due una solapersona. Quindi nacque che, secondo che contrariefra erano le inclinazioni dedue maestri , cosìcontrarissima in un sol suggello compariva la pro-porxion delle membra. Immaginatevi adunque diveder, per mo* di dire, accademici, sopra un im-busto sottilissimo e dispartente uno smisurato ca-paccio che agguagli di circonferenza una gran zucca