ELOGI E
nè muro nò fosso all’intorno, fui costretto dalleguardie ad entrarvi per una fortissima porta cu-stodita da un corpo di soldati bravo quanto la morte.Essi non portano nè spada nè archibugio nè verunaaltr’ arme, ma in quella vece un gran pajo di ba-sette in sul viso, colle quali sogliono far paura cmettere in fuga i loro nemici} e s’io ho a dirvi ilvero, io mi sentii anch’io tutto quanto rimescolareal primo vederle che feci, lo capitai così andandoalla ventura sur una piazza accerchiata all’intornoda certe fabbricuzze che voi vi maravigliereste comepotesson reggere in piedi. Esse parean fatte di cartapesta con mille ghirigori, arabeschi e lavori d’acque-rello all’intorno delle finestre; e al basso di cia-scuna di esse certe ferriate che porgevano in fuori,fatte , siccome mi fu detto , per mostrare le bellegambe degli abitatori e delle abitatrici, chè tuttiquanti le hanno d’una varieté maravigliosa. Insomma io fui per credere che quelle non fosseroaltrimenti le case, ma che le case alleggerite d’ognimarmo si fossero volate via, e rimasti in piazza bellie nudi gli armadj e gli scritto). Io m’era appenasoffermato, quando a quella guisa che intorno a unciurmadore radunasi prima qualche forca di ragazzofuggitosi dalla scuola, poi un cocchiere cacciato dalpadrone, appresso qualche poeta sfaccendato , e sìdi mano in mano tutto il popolazzo , così io mitrovai impensatamente in mezzo d’una moltitudinedi persone che stavanmi guatando e accennandomial compagno come una cosa nuova e venuta allorallora dall’ altro mondo. Tutti mi portavano al cielocolle lodi e tutti rilevavano nella mia personcinaqualche novello pregio. Chi veniemi guardando perdi dietro e ammirava le amhidue aguzze mie spal-le, che a un bisogno possono servire di appiccalo-jo j e chi correami ora davanti, ora dopo, non sa-ziandosi giammai di tener fisi gli occhi alle miegambe; e pigliavansi piacere di farmi camminare,come de’cavalli si fa; ed eglino, fermatisi io qual-che distanza, struggeansi della gran gioja nel ve-dermi venire alla volta loro, e alzavano uno schia-mazzo mescolato di applausi e di festosi viva, gri-dando tulli a quanto flato aveano in corpo :
« Chi vuol veder quantunque può natura? »Pensatevi ora voi se io gongolava dentro di memedesimo e s’io facea festa trovandomi alla perfine in paese ove le mie gambe erano salite in ri-putazione cd eransi acquistata quella stima ch’essemeritavansi l>cne : perocché voi avete a sapere chel’una delle mie gambe è pcranco anonima, e l’altrachiamasi la gamba Tagliazucca , conciossiachè essae fatta alla guisa d’ una che soleva adoperare quel-1’ uomo dabbene di Girolamo Tagliazucchi ; la qualgamba doveva essere una molto eloquente gamba ,c così dehb’ esser la mia che tanto se le rassomi-glia; ma non mica sullo andar di quella di pretePaolo, che m’insegnò già accordare il sustantivohic poeta coll’ aggettivo hic et htvc et hoc infelix >e quando volea persuadermi alcuna cosa non facevaaltro che farmi cenno della sua gamba per di die-tro , e io subito l’apprendeva. Ma quanto vi cre-dete però voi ch’io mi sia riso di tutta quella
Parini t Opere.
discorsi. 129
gentaglia che m’attorniava allorché, rinvenutomidallo stupore, io potei fisare il guardo sopra i lorovisi ? Ma che dico visi ? Se visi non ve ne avea ;e tutti quanti eran visetti, visuzzi, visoni, visaccio visucciacci ? Dicesi che madonna Natura, avendopressoché ridotta a fine tutta questa macchina mon-diale, trovavasì di avere una grande quantità dimateria tuttavia rozza ed informe ; ma perchè nevenia la domenica, ed ella voleasi mettere il nuovoabito per l’indomani, chiamati a sé due spiritelli,che erano come dire suoi fattorini e che questi eru-diti chiamerebbon genj, disse loro così : Toglieteviquesta roba e fate di cavarmene subitamente unpopolo ; nè mi state a guardare che ne venga lafesta, ma menate le mani tutta la notte, ch’io vom-melo a ogni modo vestir per dimane. I fattorinipigliaronsi quella massa in varj panieri e n* anda-rono ad impastarla : ma come costor due non avea-no che far nulla fra loro ; perocché l’uno, essendoavarissimo e spilorcio, temeva ad ognora non glimancasse il terren sotto a’ piedi , e pero andavaa rilente , e assottigliava ; e 1* altro , che avreb-be dato fondo a checchessia, caricava l’orza sen-za verun riguardo : cosi avvenne che nelle operedell’uno voi non avreste veduto nuli’altro che sche-letri e carcami e mummie disseccate ; e in quelledell’ altro animalacct con monti di carne addosso««Fatti senza misura e senza seste.»
Egli accadde ancora che come gli uomini fabbri-cati in si grande fretta dal primo riuscivano tuttifuseragnoli e spilungoni, così quelli dell’altro gTassie larghi a guisa delle pentole. Per la qual rosa fuloro mestieri di porre rimedio a quelli che eccede-vano, appoggiando una mano sopra del capo a’piùlunghi, e premendo giù sinché, ingrossando, accor-ciavano e divenieno proporzionati: poi, pigliatisi ipiù larghi e strettili a uno a uno fra le mani giun-te, tanto li avvoltolavano che si riducessero a con-veniente grandezza. Ma la cosa non riuscì del tuttosecondo il loro disegno ; conciossiachè i primi, comequelli eh’ erano estremamente miseri e deholuzzi ,oppressi dall’ eccessivo peso della mano , torsero instrane guise le gambe 0 inguauiarono affatto il colloentro alle spalle : e i secondi, stretti alla cintolafra le due mani e fra quelle lungamente aggirali,diventarono non meno mostruosi degli altri ; im-perciocché alla pressione la materia cedendo e riti-randosi verso le estremità, andò ad ingrossar smi-suratamente i fianchi c le cosce 0 uscì in uno scri-gno alle spalle, o al petto in ìsconce protuberanze.Veduto questo i due farferelli dicronsi per dispera-ti ; e lasciati tutti gli altri lavori così com’ eransortiti, posersi intorno al restante della materia, equella non più lavorando separatamente, come dianziavean fatto, appliraronsi a compor fra due una solapersona. Quindi nacque che, secondo che contrariefra sé erano le inclinazioni de’due maestri , cosìcontrarissima in un sol suggello compariva la pro-porxion delle membra. Immaginatevi adunque diveder, per mo* di dire, accademici, sopra un im-busto sottilissimo e dispartente uno smisurato ca-paccio che agguagli di circonferenza una gran zucca