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Opere di Giuseppe Parini / [Giuseppe Parini]
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facchini a cavallo. Tutto questo lunghissimo seguitoera ili tanto in tanto interrotto con altri cori disinfonìa e con trionfi diversi, tutti egualmente chegli altri nel carattere della mascherata. Il primo diquesti, die nella sua perfetta semplicità Tenne giu-dicato Lellissimo, era un carro rappresentante unpiccolo spazio di terreno sopra di cui elevavasi unalto castagno. Allombra di quello forse dodici pe-core stavano pascendo P erbe; e un biondo e rubi-condo pastore , appoggiandosi al tronco e accaval-ciando negligentemente ìuna delle gambe al bastoneche teneva tra le mani, quelle pascenti pecore cu-stodiva. Due altri trionfi che vennero in seguitorappresentarono, luno la scuola defanciulli facchinigovernati dal vecchio pedaute della badia , e laltrola scuola delle figlie. Finalmente degli ultimi treil primo era un trofeo degli utensili e devasellamiche sappartengono al governo del vino, stato ideatoed eseguito con non minor decoro che bizzarria.Laltro rappresentava molto al naturale uu pergo-lato carico d uve , con facchini e facchine che levendemmiavano. Lultimo poi, col quale ponevasifine alla mascherala, era il trionfa di Bacco. Appa-riva il carro questo trionfo altissimo e maestoso,con vaghe e uobili forme imitate sullantico, e in-torniato di vasi e di sìmboli proprj di quella di-vinità. Otto bellissimi cavalli grigi lo conducevano,e Io accompagnavano a piedi satiri , fauni ed altrisilvestri numi che formano il seguito di Bacco. Se-deva questi giovane rosso e robusto sullalto delcarro, tenendo una gran coppa fra le mani cd ac-cennando tuttavia di bere. Finalmente un altrocorpo d usseri chiudeva la marria.

Girò la mascherata per quasi tutti i luoghi piùfrequentati della città , e finalmente verso la seragiunse sul corso di Porta Orientale. Qui fu doveil colpo docchio riuscì per ogni sua parte dilettosoe sorprendente; imperciocché era quivi più che inogni altra parte grande il concorso del popolo, ederansi schierate dallun lato e dallaltro tutte lecarrozze, e la mascherata aveva spazio di spiegarsie di presentarsi allo sguardo tutta in un punto.Laonde quei carri, que trionfi, quelle splendidemute, quegli ornati cavalli, quelle piume svolazzantisul cappella delle maschere, in mezzo a tanta folladi popolo e di rarrozze, acquistavano maggior bel-lezza e facevano più sorprendente veduta.

Poiché fu quindi parlila la mascherata , savviòdirettamente al ducal palazzo , dove la magnificabadia ebbe il singolare onore dessere ammessa abaciar la mano alle LL. AA. RR. A queste 1 abatefece nella sua lingua un ossequioso ed umile com-plimento in nome del suo corpo, frattanto che glialtri facchini dispensavano eleganti poesie relativealle circostanze, e scritte medesimamente nella lorlingua colle traduzioni toscane a lato. Dopo di ciòi facchini e le facchinelle fecero alla presenza demedesimi principi un ballo alla foggia della loro na-zione. Per fiue umamssimamcnle congedati entrarononel teatro a gran lume torchj, dove occuparonole sedie per essi destinate; poiché S. A. R. si de-gnò graziosamente di conceder che la badia serbasse

le sue antiche costumanze. Così colla recita del-la serenata ebber fine i divertimenti di questogiorno.

Ne due giorni venti e ventuno non si diederopubblici spettacoli per motivi di domestica religionedell'augustissima famiglia, a cui S. A. R. volleesattamente conformarsi. Solamente la notte delventuno fu dato un gran ballo da S. A. S. il sig.duca di Modena ai reali sposi e a tutta la nobiltà.Tale festa ebbe pienissimo e splendido concorso eriuscì per tutti i «api magnificentissima e degna delprincipe che la diede e de principi a cui era con-secrata.

Ma sopravvenuto il giorno ventidue, venne que-sto celebrato con un nuovo genere di pubblico di-vertimento; e questo fu la corsa debarberi. Perdare lo spazio necessario a questo spettacolo furonoabbattute le due facciate che chiudevano la sopradescrìtta sala sul corso di Porta Orientale ; e , ciòeseguito, apparve improvvisamente in quel luogouna nuova e piacevolissima scena. Imperciocché ,essendo tuttavia rimasti i due grandi ponici di ver-de laterali, si videro questi congiugnersi con altrisomiglianti portici che a guisa d'orti pensili si sten-devano al lungo del corso sopra le muraglie degiardini laterali fino alla porta della città.

Davanti a questa e in prospetto dellampio de-liziosissimo viale posto tra i descritti portici si ve-deva salire un amena collinetla graziosamente quae sparsa di verdi cespugli e di piccioli alberi.Sul dosso della collinetta alzavasi un semplice madecoroso basamento , sopra del quale appariva unantico tempietto dedicalo a Flora. Era il tempiodarchitettura dorica, sostenuto da otto colonne; iquattro lati principali n erano aperti, e nel mezzovedevasi la statua della dea. Quattro altre statuedi deità tutelari degiardini, defrutti e simili eranocollocale negl intercolonnj. Sopra le due colonnedi mezzo stavano due Fame in atto di sostenereuna medaglia rupprcsentante Ì due regj sposi, in-torno alla quale scherzavano vaghi festoni di fiorial naturale. Le altre colonne portavano elegantiantichi vasi ornati pur essi di fiori. A piè del ba-samento , come pure ai due lati del tempio vede-vansi delle fontane che parevano destinale all usodelle offerte e de'sagrificj. Andavasi al tempio permezzo di due vialclli che dall un lato e dall'altrosalivano insensibilmente fino allaltezza del basa-mento, tra belli e verdissimi alberi che con ottimadistribuzione gli accompagnavano. Laspetto di que-sta collina, di questi alberi, di questo tempio ave-va laria duna bella solitudine e dun romito de-lubro.

Al pie della collina era preparato il luogo dellemosse per i cavalli che avevano a correre: e giàsapprossimava lora destiuala per la corsa. Se 1 af-fluenza del popolo era stala grande agli spettacolidegiorni antecedenti , a questo fu grandissima ecome lappurato del luogo era totalmente diverso,così comparve diverso anche laspetto del popoloradunalo, il che fu cagione di nuovo piacere. Nonsolamente erun piene di spettatoli le gradinate de

DESCRIZIONE.