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riguardata la cultura dalla lingua e la nobiltà, e laricchezza dello stile. De* tre primi sono massima-mente pregevoli i sonetti; del quarto le egloghepescatorie ; dell’ultimo le canzoni, le stanze ed al-cuni capitoli che versano sopra materie morali edeconomiche.
Giovanni della Casa , uno de* principi scrittoridella lingua, anzi il migliore di tutti dopo il Boc-caccio , e quegli che senza lasciar d’esser nobile egrave s’accosta forse più d’ognaltro del suo secoloalla forma del dire semplice e naturale che si amanel nostro. Il suo trattato delle creanze intitolatoil Galateo è uno de’ capi d’opera della nostra lin-gua ; e quello in cui sovranamente risplende laschietta , gentile e nobile urbanità che convieneanche nelle cose tenui e della quale abbiamo illu-stri esempi fra i Greci e in alcuno de’Latini. Noninferiore al Galateo è il Trattato degli offici, ben-ché in istile alquanto diverso. Nelle Lettere poispira egli da ogni parte la grazia conveniente delladizione, la nobiltà de’scntimenti, la conoscenza de-gli uomini e de’loro affari, il sapere squisito dellearti e delle scienze, la buona morale e mille altredoti che caratterizzano l’eccellenza dello scrittore.Ma che lodi non si debbono alle poche orazioni dilui? In esse armonia di numero senza studiato ar-tifizio, correzione di lingua senza pedanteria, sem-plicità d’elocuzione senza bassezza, proporzione ditraslati, nobiltà d’ immagini, gravità di sentenze ,grandezza di sentimenti, forza di ragioni, commo-vimento d’ affetti e tutte le parti insomma che agrande orator si convengono. Né meno dee dirsidelle sue poesie liriche, colle quali aprì anch’egliuna nuova scuola, dove entrarono bensì molti, maa pochi fu dato d’avvicinarsi, non che d’aggua-gliarsi al maestro. Anche nella prosa e nella poesialatina fu egli de’primi del suo secolo.
Le poesie di Francesco Berni sono utilissime perl’uso della lingua c dello stile in cose familiari epiacevoli. Chi non è nato buffone quanto lui , echi non ha come lui il vero intrinseco atticismodella lingua non pensi di seguirlo poetando, se nonvuole accrescere il numero degli sciocchi che sisono renduli ridicoli e disprcgevoli imitando il ca-rattere originale di lui.
Annibai Caro leggiadrissimo scrittore massima-mente di prosa nella nostra lingua. Le più stimatefra le opere di lui sono la traduzione dcll’Encide,benché non senza ragione venga ripreso d’ essersiassai volte scostalo dal testo ; e le Lettera , nelqual genere l’italiana lingua non ha nulla di piùpuro, di più elegante, di più grazioso né di piùaccomodato alle cose che vi si trattano. Le suelettere d’affari massimamente dovrebbono anche aitempi nostri essere il modello delle segreterie , sein queste, generalmente parlando, si avesse puntocura di bene scrivere. I nomi del Caro e del Ca-stel vetro non possono andar disgiunti, perché l’unorisveglia l’idea dell’altro. Quest’ultimo fu uomodottissimo in ogni sorta di letteratura c scrissemolte cose in materie poetiche e grammaticali. Feli-ce lui se la sottigliezza del suo ingegno non lo
PARTICOLARI
avesse talvolta trasportato oltre i limili del vero, cse i suoi avversarj avessero voluto coucedere d’avertorto in molte cose 1 Lo stile di lui è semplice ,breve, preciso, nervoso, comechà alquanto severo;la locuzione é propria e corretta, se non che egliadottò certe parole e certe forme che non beneconsonano colle altre e perciò fanno rincrescimentoal lettore.
Giorgio Vasari famoso pittore ed architetto scris-se le T ite de'più eccellenti pittori, scultori ed ar-chitetti. Quest’opera deve ad ogni conto leggersida chiunque pretende d’aver buongusto in materiadi belle lettere o di belle arti. Noi non sapremmocome meglio darne idea fuorché servendoci delleparole di monsignor Bottari inserite nella prefazio-ne da lui fatta alla nuova edizione delle vite delVasari per esso procurata. •• Del pregio dell’opera,dice egli, é anche superfluo il ragionarne. La stimache n’è stata fatta sempre da tutte le nazioni eche sempre é andata crescendo ne parla a sufficienza.Ognuno sa che in essa il Vasari ha rammassale in-finite notizie appartenenti a’più celebri professoridi tutte le belle arti che hanno qualche dcpcndenzae connessione col disegno ; e che le azioni dì que-sti professori sono narrate e stese con tanta leggia-dria e naturalezza che col suo stile e colla manieradi scrivere incanta i lettori e fa loro parere non dileggere ma di vedere quel ch’ei racconta. Inoltreha ripiena tutta quest’ opera d* utilissimi precetti sul’arte e di dotte osservazioni sopra gli edifizj piùillustri e sopra le statue e pitture più celebri del-l’Italia. »» E a proposito dello scrivere del Vasari,che è ciò clic ora spezialmente ne importa di ri-guardare , é da notarsi quanto lo stesso Bottari inaltro luogo avvertisce, ed e: che il Vasari sopra lamaniera del suo scrivere consultò Aunibal Caro,uomo di finissimo gusto in tutte le arti e grandeantico ed utile consigliere de’più eccellenti artistidel suo tempo , come si può ben vedere dalle let-tere di lui. Aggiungasi ciò che pure il Bottari al-trove osserva , cioè che il Vasari seppe alle voltealzarsi dal suo stile naturale e piano e renderlotemperatamente ornato e grande secondo che lamateria comportava ; la qual cosa non solo discon-viene ma dice anzi benissimo a coloro che trattanomaterie di sentimento e di buongusto piuttosto chedi speculazione , purché ciò si faccia con opportu-nità e con proporzione secondo i principi già danoi stabiliti e secondo i modelli lasciatici da’grandiscrittori, fra i quali, oltre Platone, Senofonte e M.Tullio, ci piace di mentovare spezialmente Longino.Questi nel suo Trattato del sublime , di mano inmano che la materia più o manco s’innalza, cosìva pigliando collo stile i colori di quella ; talchéad un tempo con molto giudizio e bella fantasiainstruisce la mente per mezzo de’precetti e la in-fiamma e la solleva per mezzo dell'espressione chequelli accompagna e rinforza.
Ci si permetta di stenderci alquanto più ragio-nando di quest’opera del Vasari. Imperocché, senoi non andiamo errati, essa é una delle opere ita-liane che vorrebbesi veder più frequentemente nelle