AGGIUNTE E CAMBIAMENTI PIÙ NOTABILIFATTI DALL’AUTORE A’POEMETTI.
NEL MATTINO.
Pagina I , colonna I , verso 20.
Ora e tempo di posa. Io van te chiamaLo dio dell* armi ; che ben folle è quegliChe a rìschio ecc.
Pag. i j col. 2 , v. 36 . la vece dei primi quattroversi y si legga :
Dritto è però che a te gli stanchi sensiDai tenaci papaveri MorfeoPrima non solva che già grande il giornoFra gli spiragli penetrar contendaDe le dorate ecc.
Pag. 2, col. ly v. 3 .
E coll’indice destro lieve lieveSovra gli occhi trascorri, e ne dileguaQuel che riman ecc.
Pag. 2 , col. i , v. ij.
Ma il damigel ben pettinato i criuiEcco s’innoltra e con sommessi accentiChiede qual più de le bevande usateSorbir tu goda in preziosa tassa :ludiche ecc.
Pag. 2, col. l y v. 56 . In vece di leggeret A techieder mercede, si leggatFastidirti la mente ; o di lugubriPanni ravvolto il garrulo forenseCui de’paterni tuoi campi e tesoriIl periglio s* affida $ o il tuo castaidoChe già con l’alba a la città disceseBianco di gelo mattutin la chioma.
Cosi zotica pompa i tuoi maggioriAl di nascente si vedean dintorno:
Ma tu, gran prole, in cui si feo scendendoE più mobile il senso e più gentile,
Ah sul primo tornar de’lievi spirtiAll’ufficio diurno ah non ferirliD’immagini sì sconce 1 Or come i dettiDi costor soffrirai barbari e rudi 5Come il penoso articolar di voci *
Smarrite, titubanti al tuo cospetto;
E tra l’obliquo profondar d’inchiniDel calzar polveroso in sui tappetiLe impresse orme indecenti ? Aimè ( chb fattoQuel salutar licore ecc.
Pag. 2 y col. 2 y v. i.
Mastro che il tuo bel piè , come a lui piace,Modera e guida. Egli all’ entrar s’arrestiRitto ecc.
Pag. 3 , col. l y v. 43 .
Assai, signore, a te pensasti : or volgiL’alta mente per poco ad alivi obbietti
Non men degni di te. Sai che compagnaCon cui partir de la giornata illustreI travagli e le glorie il ciel destinaAl giovane signore ecc.
Pag. 3 y col. 2 , v. 16.
Che tra le fide altrui giovani sposeUna te n’offre invlolabil ritoDel Pel Mondo y onde sei parte si cara.Tempo già fu ecc.
Pag. 4 * col. 2, v. 56 . Dopo il mondo sigiunga :
Ogni cosa è già pronta. All’un de’latiCrepitar s’odon le fiammanti brageOve si scalda industrioso e varioDi ferri arnese a moderar del fronteGl’indocili capei. Stuolo d’AmoriInvisibil sul foco agita i vanni,
E per entro vi soffia alto gonfiandoAmbe le gote. Altri di lor v’appressaPauroso la destra, e prestamenteNe rapisce un de’ ferri 3 altri, rapilo ,
Tenta com’ arda io su l’estrema cimaSospendendo! dell'ala, e cauto attendePur se la piuma si contragga o fumé 3Altri un altro ne scote, e de le ceneriFiligginose il ripulisce e terge.
Tali a le vampe dell’ etnda fucina ,Sorridente la madre, i vaghi AmoriEran ministri all’ ingegnoso fabbro 3E sotto ai colpi del martel frattantoL’elmo sorgea del fondator latino.
All’altro lato con la man rosataComo e di fiorì inghirlandato il crineI bissi scopre ove d’idalj arrediAlmo tesor la tavoletta espone.
Ivi e nappi eleganti e di canoriCigni morbide piume; ivi raccoltiDi lucide odorate onde vapori 3Ivi di polvi fuggitive al tattoColor diversi ad imitar d* ApolloL'aurato biondo o il biondo cenerinoChe de le sacre Muse in su le spalleCasca ondeggiando tenero e gentile.
Che se a nobile eroe le fresche labbraRepeutino spirar di rìgid’ auraOffese alquanto, v’è stemprato il semel)e la fredda cucurbita; e se maiPallidetto ei si scorga , è pronto all’ uopoArcano a gli altri eroi vago cinabro.
Né quando a un semideo spuntar sul voltoPustula temeraria osa pur fosse,
Multiforme di nei copia vi manca ,
Ond’ ei l’asconda in sul momento ed escaPiù periglioso a saettar coi guardi