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Mescere a voglia lor la terra e il mare.
Assai l’auriga bestemmiò finoraI tuoi nobili indugi : assai la terraCalpestane i cavalli. Or via veloceReca, o servo gentil, reca il cappelloCh'ornan fulgidi nodi: e tu frattanto»
Fero genio di Marte, a guardar postoDe la stirpe de’numi il caro fianco ,
Al mio giovane eroe cigni la spadaCorta e lieve non già , ma qual richiedeLa stagion bellicosa al suol cadenteE di trìplice taglio armata e d’elsoImmane. Quanto esser può mai sublimeL’annoda pure onde la impugni all* uopoLa destra furibonda in un momento.
Nè disdegnar con le sanguigne ditaDi ripulire ed ordinar quel nastroOnde l’elso è superbo. Industre studioE di candida mano. Al mio signoreDianzi donollo e gliel appese al brandoL* altrui fida consorte a lui sì cara.
Tal del famoso Artù vide la corteLe infiammate d’amor donzelle arditeOrnar di piume e di purpuree fasce
I fatali guerriera ** che poi lietiCorrean mortale ad incontrar perìglio
In selve orrende fra i giganti e i mostri.
Volgi, o ìariUo campton, volgi tu pure
II generoso piè dove la bella
E de gli eguali tuoi scelto drappelloSbadigliando t’aspetta all’alte mense.
Vieni» e godendo nell’uscire il lungoOrdin superbo di tue stanze ammira.
Or già siamo all’ estreme : alza i bei lumiA le pendenti tavole vetusteChe a te de gli avi tuoi serbano ancoraGli atti e le forme. Quei che in duro danteStrigne le membra e cui sì grande ingombraTraforato collar le grandi spalleFu di macchine autor; cinse d’invitteMura i Penati; e » da le nere torriSignoreggiando il mar , verso le adusteSpiagge la predatrice Africa spinse.
Vedi quel magro a cui canuto e raroPende il crìn da la nuca » e 1* altro a cuiSu la guancia pienotta e sopra il mentoSerpe triplice pelo 7 AiiiIk) s’adornanoDi toga roagistral cadente a i piedi :
NEL MEZZ
Pag. IO , col. I , v. I().
Convitavano in folla. Amici or china ,
Giovin signore, ecc.
Pag. io, col. 1, t>, 29.
Stirpe di numi: e il tuo meriggio è questo.
Al/in ecc.
Pag. IO j col. 1 , v. 3l.
La tua dama cessò. Cento già volte
L* udo a Temi fu sacro : entro a’ licciLa gioventù pellegrinando ei trasseA gli oracoli suoi » indi sedetteNel senato de’ padri e » le disperseLeggi raccolte » ne fe’ parte al mondo:L’altro sacro ad Igea. Non odi ancoraPresso a un secol di vita il buon vegliardoDi lui narrar quel che da* padri suoiNonagenari udì » com’ ei spargesseSu la plebe infelice oro e salute»
Pari a Febo suo nume 7 Ecco quel grandeA cui sì fosco parruccon s’innalzaSopra la fronte spaziosa » e scendeDi minuti botton serie infinitaLungo la veste. Ridi 7 Ei novi apersoStudj a la patria; ei di perenne aita
I miseri dotò; portici e vie
Stese per la cittade , e da gli ombrosiLor lontani recessi a lei dedusseLe pure onde salubri » e ne’quadrivjE in mezzo a gli ampli fori alto le feceSalir scherzando a rinfrescar la stateMadre di morbi popolari. Oh comeArdi a tal vista di bealo orgoglio,
Magnanimo garzon 1 Folle ! A cui parlo ?
Ei già più non m’ascolta: odiò que’ceffi
II suo guardo gentil: noja lui preseDi si vieti racconti : e già s’affrettaGiù per le scale impaziente. Addio,
De gli uomini delizia e di tua stirpeE de la patria tua gloria e sostegno.
Ecco che umili in bipartita schiera
T’accolgono i tuoi servi. Altri già prontoVia se ne corre ad annunciare al mondoGbe tu vieni a bearlo; altri a le bracciaTimido ti soslien mentre il doratoCocchio tu sali e tacito e severoSur un canto ti sdrai. Apriti, o vulgo,
E cedi il passo al trono ove s’asside
Il mio signore. Ahi te meschin s’ei perde
Un sol per le de’ preziosi istanti I
Temi il non mai da legge o verga o fune
Domabile coccbier: temi le rote
Che già più volte le tue membra in giro
Avvolser seco, e del tuo impuro sangue
Corscr macchiate, e il suol di lunga striscia,
Spcttacol miserabile 1 segnare.
OGiORMO.
O chiese o rimandò novelli ornali ,
E cento ancor de le agitate ognoraDamigelle ecc.
Pag. IO , col. 2 j v. 43.
Sorgan gli omeri entrambi; a lei conversoScenda il duttile collo; ai lati un pocoStringansi i labbri ; vèr lo mezzo acutiEscano alquanto ; e da la bocca poiCompendiata iu forma la) scn fuggu