Un non inteso mormorio. Qual fìaChe a tante di beltade arme possentiSchermo si opponga ? Ecco la destra ignudaGià la bella ti cede. Or via la strigniE con soavi negligenze al labbroQual tua cosa 1 * appressa , e cader lasciaSovra i tiepidi avorj un doppio bacio.
Siedi tu poscia ecc.
Pag. li, col. I j v. 34 -
Fors* anco rintuzzar di tue rampogneSaprà l’agrezza e noverarti a puntoLe visite furtive ai cocchi, ai tettiE all’alte logge de le mogli illustriDi ricchi popolari, a cui soventeScender per calle dal piacer segnatoLa maestà di cavalier non teme.
Felice te ecc.
Pag. 12 , col. I , v. 38 .
II Piacer fu spedito. Ecco il bel Genio,
Qual già d’ilio su i campi Iride o Giuno,
A la terra s* appressa : e questa rideDi riso ancor ecc.
Pag. I2j col. 2,v. 26.
Da i mortali distinto a cui nel senoGiacquero ancor l’ebeti fibre, inetteA rimbalzar ecc.
Pag. 12 , col. 2, v. 45 .
Ecco splende il gran desco. In mille forme (I)E di mille sapor di color milleLa variata eredità de gli aviScherza in nobil di vasi ordin disposta.
Già la dama s* appressa : e già dai servi11 morbido per lei seggio s’adatta.
Tu, signor, di tua mano all’agii fianco
Il sottopon , si che lontana troppo
Ella non sieda o da vicin col petto
Ahi! di troppo non prema: indi un bel salto
Spicca e chino raccogli a lei del lembo
Il diffuso volume: e al fin t’assidi
Prossimo a lei. A cavalier gentile
Il lato abbandonar de la sua dama
Non fia lecito mai ecc.
Pag. i 3 , col. 1,0. 32 .
Piacerà ministrar, che novi al sensoGusti otterran da lei. Tu dunque il ferroChe forbito ti giace al destro latoQuasi spada sollecito snudandoFa che in alto lampeggi; e chino a leiMagnanimo lo cedi. Or si vedrannoDe la candida mano ecc.
Pag. l 3 , col. 2,v. 29. In un testo del Mezzo-giorno, che certo è V ultimo riveduto dall’au-tore , si trovano , oltre oarj cambiamenti, le
(l) I primi quattro versi si leggono alquanto
piu avanti anche nel testo, ma con qualche varietà.
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traslazioni che segttono: Dal verso Che a! ca-detto guerrier serban le mense si passa al versoFia tua cura, o signore, or che più ferve(pag. 14, col. 2, v. l 5 ), dal quale seguendosi va Jino all* altro Pur di commercio novel-lava e d’arti (pag. l 5 , col. 2,0. 3(\) 3 indisi retrocede al verso Or chi è quell’eroe, chetanta parte (pag. l3, col. 2, v. 3$), e di làsi prosegue Jino al verso Da le vittime umaneisti superba (pag. , col. 2, v. 1^), concui si lega il seguente Nè senza i miei pre-cetti e senza scorta ecc. (pag. l 5 , col. 2 ,v. 35).
Pag. l 4 > col. 2, v. 47 -
Dritto sacro a lui sol eh’ altri giammaiAudace non tentò divider seco.
Vedi come col guardo a te fa cennoPago ridendo, e a le tue leggi applaude;Mentre l’alta forcina in tanto ei volgeDi gradite vivande al piatto ancora.
Non però sempre a la tua bella intornoSudin gli studj tuoi. Anco tal voltaFia lecito goder brevi riposi;
E della quercia ecc.
Pag. l 5 , col. 2, v. 38 .
Ti allontani a la mensa. Avvien soventeChe con l’aio seguace o con 1 ’ amicoUn grande illustre or l’alpi or l’oceanoVarchi e scenda in Ausonia ecc.
Pag. l6, col. l, v. 34 - Nell’ultimo testo a pennal* autore omise questo verso ed i seguenti Jinoal verso 1 Tu ai cenni del bel guardo e de lamano (v. 44 della stessa pag. e col.)
Pag. 17, col. 1 , v. 8.
Fin che là cada ove spiegar ti giove
1 II tuo novo tesoro. E se pur jeriScesa in Italia peregrina formaDel parlar t’è già nota, allor tu studiaMateria espor ecc.
Pag. 17 , col. I, v. 16.
In simil guisa il favoloso magoChe fe’ gran tempo desiar P amanteAll’animosa vergin di DordonaDai cavalier che 1 * assalien bizzarriOprar lasciava ogni lor possa ed arte;
Poi ecco in mezzo a la terribil pugnaStrappava il velo a lo incantato scudo;
E quei sorpresi dal bagliore immensoCiechi spingeva e soggiogati a terra.
Talor di Zoroastro e d’ArchimedeDiscepol ecc.
Pag. 17 , col. 2, v. 4 <>.
Poi che brevi gli avrai scorsi momenti,Ornandoli o a la man garrendo indottaDel parrucchier ; poi ebe t’avran più nottiConciliato il facil sonno , alfine