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Opere di Giuseppe Parini / [Giuseppe Parini]
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Un non inteso mormorio. Qual fìaChe a tante di beltade arme possentiSchermo si opponga ? Ecco la destra ignudaGià la bella ti cede. Or via la strigniE con soavi negligenze al labbroQual tua cosa 1 * appressa , e cader lasciaSovra i tiepidi avorj un doppio bacio.

Siedi tu poscia ecc.

Pag. li, col. I j v. 34 -

Fors* anco rintuzzar di tue rampogneSaprà lagrezza e noverarti a puntoLe visite furtive ai cocchi, ai tettiE allalte logge de le mogli illustriDi ricchi popolari, a cui soventeScender per calle dal piacer segnatoLa maestà di cavalier non teme.

Felice te ecc.

Pag. 12 , col. I , v. 38 .

II Piacer fu spedito. Ecco il bel Genio,

Qual già dilio su i campi Iride o Giuno,

A la terra s* appressa : e questa rideDi riso ancor ecc.

Pag. I2j col. 2,v. 26.

Da i mortali distinto a cui nel senoGiacquero ancor lebeti fibre, inetteA rimbalzar ecc.

Pag. 12 , col. 2, v. 45 .

Ecco splende il gran desco. In mille forme (I)E di mille sapor di color milleLa variata eredità de gli aviScherza in nobil di vasi ordin disposta.

Già la dama s* appressa : e già dai servi11 morbido per lei seggio sadatta.

Tu, signor, di tua mano allagii fianco

Il sottopon , si che lontana troppo

Ella non sieda o da vicin col petto

Ahi! di troppo non prema: indi un bel salto

Spicca e chino raccogli a lei del lembo

Il diffuso volume: e al fin tassidi

Prossimo a lei. A cavalier gentile

Il lato abbandonar de la sua dama

Non fia lecito mai ecc.

Pag. i 3 , col. 1,0. 32 .

Piacerà ministrar, che novi al sensoGusti otterran da lei. Tu dunque il ferroChe forbito ti giace al destro latoQuasi spada sollecito snudandoFa che in alto lampeggi; e chino a leiMagnanimo lo cedi. Or si vedrannoDe la candida mano ecc.

Pag. l 3 , col. 2,v. 29. In un testo del Mezzo-giorno, che certo è V ultimo riveduto dallau-tore , si trovano , oltre oarj cambiamenti, le

(l) I primi quattro versi si leggono alquanto

piu avanti anche nel testo, ma con qualche varietà.

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traslazioni che segttono: Dal verso Che a! ca-detto guerrier serban le mense si passa al versoFia tua cura, o signore, or che più ferve(pag. 14, col. 2, v. l 5 ), dal quale seguendosi va Jino all* altro Pur di commercio novel-lava e darti (pag. l 5 , col. 2,0. 3(\) 3 indisi retrocede al verso Or chi è quelleroe, chetanta parte (pag. l3, col. 2, v. 3$), e disi prosegue Jino al verso Da le vittime umaneisti superba (pag. , col. 2, v. 1^), concui si lega il seguente senza i miei pre-cetti e senza scorta ecc. (pag. l 5 , col. 2 ,v. 35).

Pag. l 4 > col. 2, v. 47 -

Dritto sacro a lui sol eh altri giammaiAudace non tentò divider seco.

Vedi come col guardo a te fa cennoPago ridendo, e a le tue leggi applaude;Mentre lalta forcina in tanto ei volgeDi gradite vivande al piatto ancora.

Non però sempre a la tua bella intornoSudin gli studj tuoi. Anco tal voltaFia lecito goder brevi riposi;

E della quercia ecc.

Pag. l 5 , col. 2, v. 38 .

Ti allontani a la mensa. Avvien soventeChe con laio seguace o con 1 amicoUn grande illustre or lalpi or loceanoVarchi e scenda in Ausonia ecc.

Pag. l6, col. l, v. 34 - Nellultimo testo a pennal* autore omise questo verso ed i seguenti Jinoal verso 1 Tu ai cenni del bel guardo e de lamano (v. 44 della stessa pag. e col.)

Pag. 17, col. 1 , v. 8.

Fin che cada ove spiegar ti giove

1 II tuo novo tesoro. E se pur jeriScesa in Italia peregrina formaDel parlar tè già nota, allor tu studiaMateria espor ecc.

Pag. 17 , col. I, v. 16.

In simil guisa il favoloso magoChe fe gran tempo desiar P amanteAllanimosa vergin di DordonaDai cavalier che 1 * assalien bizzarriOprar lasciava ogni lor possa ed arte;

Poi ecco in mezzo a la terribil pugnaStrappava il velo a lo incantato scudo;

E quei sorpresi dal bagliore immensoCiechi spingeva e soggiogati a terra.

Talor di Zoroastro e dArchimedeDiscepol ecc.

Pag. 17 , col. 2, v. 4 <>.

Poi che brevi gli avrai scorsi momenti,Ornandoli o a la man garrendo indottaDel parrucchier ; poi ebe tavran più nottiConciliato il facil sonno , alfine