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ze dialettiche, ed a que’ primi elementi di musica, d’arit-metica e d’astronomia, che al canto ed al computo ecclesia-stico si richiedono. Chi allora regolar sapeva col corso delsole e della luna le feste mobili della chiesa, e formare conqualche aggiustatezza un calendario , era un singolare mate-matico, ed un astronomo impareggiabile 5 ed agli occhi de’laici, che non sapevano leggere, e de’ chierici, che a purostento intendevano la lingua latina, passava per un Ipparcoed un Tolommeo. Basta leggere le stesse opere d’Alcuino pervedere, che bassa idea avessero della letteratura gli scrittori,che la purità del suo stile, la sua perizia di lingue, e l’esat-ta notizia della filosofìa, delle matematiche e della teologiainnalzano fino alle stelle. Avendo così ristrette le idee dellescienze, i promotori e i maestri che progressi potevano spe-rarsi dalle scuole da essi erette? Si fondavano scuole 5 ma perleggere, per cantare, per far conti, e per poco più; si pro-vedevano maestri 5 ma bastava che sapessero la grammatica ;se però si avanzasse taluno ad intendere un poco di mate-matica e d’astronomia, era guardato come un oracolo, chetutti credevano di dover rispettare, ma che pochi pensavanodi esser in obbligo d’imitare: si cercavan de’ libri5 ma librisoltanto ecclesiastici: un Terenzio, un Cicerone, un Quinti-liano non v’era in tutta la Francia. Come diventare eccel-lenti oratori que’ che nella retorica solo cercavano la cogni-zione de’ tropi e delle figure per intendere i sacri libri?Qual sapore di latinità, e qual purezza di stile acquistar po-teva chi d’un’imperfetta grammatica contentandosi non anda-va in traccia de’ buoni esemplari dell’antichità ? Gl’inni e lepoesie ecclesiastiche, e le opere d’alcuni padri si prendevanoa modelli del buongusto di scrivere in prosa ed in verso 5e colui passava per un Tullio, che più d’appresso toccasse lo