„ zali ( dice il Redi (a) ) ne’ tempi che fiorirono misero„ in così gran lustro e pregio la loro lingua , ch’ella era in-„ tesa ed adoperata quasi da tutti coloro, che professavano„ colle lettere gentilezza di cavalleria e di corte , non so-„ lamente ne’ paesi di Francia, ma altresì nella Germania,„ nell’Inghilterra, e nell’Italia „ . Il conte Ubaldini nellavita del Barberino: „ Era ( dice ), com’è notissimo, quell’„ idioma ( il provenzale ) solo in pregio tra le lingue, e co-„ mune a’ più dilicati ingegni d’Europa. Tutta la Francia,„ l’Inghilterra, ed eziandio la Germania adoperavamo „.Che l’Inghilterra l’adoperasse, e ne ricavasse profitto per lacoltura del proprio linguaggio, si può vedere abbastanza nel-le storie di quella nazione. Ma per l’uso particolarmente del-la poesia ne abbiamo l’esempio del re Riccardo I, il qualenon solo si fece nobil corona nella sua corte di trovatori pro-venzali, ma egli stesso dedicossi a coltivar quella poesia. Nonv’ha il più famoso poeta inglese in tutti i secoli anteriori alShakespear quanto Walfrido Chaucer contemporaneo delPetrarca, del quale, come attesta il Baleo, l’unica mira eradi polire ed illustrare la lingua inglese. Or di lui dice ilDryden (è): „ Il Chaucer fu il primo ad ornare ed amplifi-„ care la nostra sterile lingua colla provenzale, ch’era allora„ la più polita di tutte le moderne „. Venendo poi alla ger-mana poesia, negarsi non può che anch’essa non abbia senti-ta l’influenza della provenzale. Il Bielfeld conta per una suaepoca felice il regno di Federigo Barbarossa, e questi nonsolo prese piacere delle canzoni provenzali, e fece ricchissimidoni a’ trovatori, che vide poetare in Torino alla corte delconte di Barcellona Raimondo Berengher; ma egli stesso coni*
(a) Annoi. Bac. tose.
(b) Prefa\. alle Favole .