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Tomo primo
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nel secolo decimoquarto, erano Pietro Bercorio e Niccolò Ore-me maestro di Carlo V, il cui maggior merito consisteva nelsapere stimare il Petrarca, e farlo ben conoscere anche allepersone men colte . E può dirsi, che non sapevasi nella Fran-cia che fosse eleganza di lingua latina, finché alla fine diquel secolo e al principio dell’altro non l’introdusse alquantonelle sue lettere il Clemanges. La biblioteca del Louvre ci dàne’ suoi principj un’idea del poco conto, in cui tenevansi nel-la Francia i buoni studj. Il signor Boivin nella dissertazionesu quella biblioteca inserita nel tomo ni dell’Accademia d’i-scrizioni e di belle lettere racconta l’amore, che Carlo V por-tava a’ libri, e l’ardente brama, che l’accendeva di formareuna copiosa biblioteca in guisa, che la più grata cosa non po-tevano fargli i suoi cortigiani che il prezioso regalo d’unqualche libro. Un monarca di stati sì vasti con un genio sìdichiarato per l’acquisto de’ libri non potè ottenere per la suabiblioteca che bibbie latine e francesi, breviarj, messali, e li-bri di chiesa, pochissime opere di santi padri, molti libri didivozione, leggende auree, vite di santi, trattati d’astrologia,di chiromanzia, storie, romanzi, ed altrettali opere: ma perciò , che risguarda gli antichi autori de’ buoni secoli stenta-tamente se ne trovava qualcuno : non v’era neppure una copiadi Cicerone e di tutti i poeti latini non vi si vedevano cheOvidio, Lucano e Boezio. Più felici furono i francesi nellacoltura della lingua volgare, come abbiam di sopra veduto.Ma nondimeno nè in questa pure non giunsero ad otteneretali pregi, che meritassero la memoria e lo studio de’ poste-ri. Infatti quali mai erano le opere francesi, che si acquista-rono la maggiore celebrità ? Girava nelle mani di tutti confama di eccellente composizione la storia in versi delle treMarie, scritta da Giovanni di Vanette $ ma M. de la Curne,Tomo I. u u