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Scaligero, e qualche forma ricevè la geografìa per le dottefatiche del Mercator, e dell’Ortelio. Amplissimo parimentefu il numero degli scrittori di lettere, fra’ quali ottennero di-stinto nome il Caro, il Bonfadio, e la Gambara; ma nè que-sti , nè verun altro scrittore di quel secolo non valsero ad ab-bellire le lettere di quella colta negligenza, di quelFelegantesemplicità, di quella sveltezza e leggierezza di stile, che lo-ro si conviene, e che si è poi veduta nelle lettere di moltifrancesi. Onde ben riguardando gli scritti, che in tanto stre-pito e vanto di letteratura sortirono nel secolo decimosesto,e riflettendo a’ difetti, che in quasi tutti gli scrittori s’incon-trano ancor delle belle lettere, che il maggiore studio occu-pavano , e formavano le delizie di quell’età, non vedo ab-bastanza perchè gli amatori di tali studj si lascino trasportarein una dolce estasi al sentirsi nominare il secolo decimosesto,e credano di gustare tutti i pregi della buona letteratura inun autore tosto che nato il sappiano a quel tempo felice .
Ma molto meno sentir posso con quelli, che volendo com- spirito filo-sofico .
parire filosofi disprezzano detto secolo, siccome destituito del-lo spirito filosofico e pensatore, e come poco interessantepe’ progressi delle scienze. Egli è vero, che i lumi filosoficicrebbero molto più nel secolo susseguente ; ma negarsi nonpuò , che non cominciassero già a spiccare con vivo splendorein quello, di cui trattiamo presentemente. I buoni poeti, chein non picciolo numero allor fiorirono, mostrano ne’ loro ver-si quella filosofìa, che conviene alla poesia, la quale deprava-ta viene in gran parte da’ moderni poeti per la prodiga pro-fusione , che amano farne. Le stesse belle arti diedero allorapittori, scultori, architetti, e musici illustri, i quali al bollo-re d’un’ardente immaginazione la riflessione aggiunsero d’unasoda filosofìa 5 e i capi d’opera di Michelangelo, di Raffaello,
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