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Tomo primo
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ria della natura. Il conte Marsigli ingolfandosi nel fondo delmare ha tratte agli occhi del pubblico molte cose, che la na-tura godeva di tenere celate sotto il velo dell’acqua. E mon-ti e valli e campi e dirupi correva il Yallisnieri per teneredietro alle tracce della natura. Il Wallerio, il Guetard, ilSoissure, lo Scopoli, il Fortis, ed una gloriosa schiera dinobili naturalisti sassi, metalli, grotte, montagne, terre, mi-niere , tutto osservano colla più minuta e più fina esattezza,e scoprono sempre più nuove maraviglie nella storia della na-tura . Qual incognito mondo non ha trovato negl’insetti ilReaumur, ne’ polipi il Trembley , nelle farfalle il Lyonet, edaltri in altri nuovi oggetti pria non conosciuti, o non curatida’ filosofi, non che dal volgo ? La natura non ha privatodella vista il Bonet se non che dopo d’avergli mostrate mol-te proprietà degl’insetti fin allora nascoste agli osservatori, edopo d’avere formato uno Spallanzani, che gli potesse succe-dere nelle saggie ricerche. Daubenton, Macquer, Duhamel,Rozier, Jussieu, ed infiniti altri non solo in Francia, ma inRussia, in Isvezia, in Danimarca, in Polonia, in Ispagna,per tacere dell’Inghilterra, della Germania e dell’Italia, a’minerali, a’ sali, alle terre , agli animali, a’ vegetabili, atutte le produzioni della natura hanno rivolto il loro studio,e a tutte le parti della storia naturale hanno recati notabilivantaggi. Ma quando tutti mancassero all’onore di questo se-colo in tale scienza, i soli nomi di Buffon, e di Linneo nonbastano a farne un’epoca perpetuamente gloriosa? Vuoisi da-re a Bulfon il titolo di Plinio francese, e Linneo viene chia-mato il Dioscoride moderno : ma quanto anderanno superbiDioscoride e Plinio al vedere i lor nomi applicati come adonore di quelli, di cui potrebbono gloriarsi d’essere discepoli?Dovrebbe la chimica vantare i celebri nomi di Geofroy, di