Band 
Tomo sesto & settimo.
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Molti scritti altresì esistono anch’oggi di Giustiniano su que-sta materia pieni di raziocinio e d’erudizione (a). Varj pez-' zi di Vigilio in condanna e in difesa di quella causa danno

molti lumi di vera dottrina. Gli atti stessi della quinta si-nodo, e la lunga lettera del papa Pelagio il a’ vescovi istria-ni sono monumenti di vera teologia, di critica e di soda dot-trina, superiori al secolo, in cui furono prodottij e molt’al-tri scrittori di quell’età, che presero parte in quella sì lungae sì strepitosa controversia, si distinsero nell’eloquenza ed eru-Conclusio- dizione. E sebbene in tale questione con tanti scritti, con

ne di tale

controver- tante lettere de

sia.

deciso alcun punto di fede, s’è però molto illustrato ciò cherisguarda il nestorianismo, e sonosi messi in chiaro alcunipunti d’ecclesiastica disciplina, su cui prima si dubitava. S’èmostrato che ancor dopo morte si può dare l’anatema aglieretici, qualora dall’autorità della loro dottrina sieno da te-mersi pregiudizi alla fède. S'è deciso, che ciò, in cui sonoinfallibili i concilj ecumenici, è il punto di fede, per cui so-no stati convocati j e su questo non possono i veri cattolicitentare nuove revisioni, ma che gli altri punti eterogeneipossono senza pericolo richiamarsi da’ dotti critici a nuovoesame. Infatti Giustiniano nella lettera pubblicata dal Ban-dini (£), e poi anche il papa Pelagio nella lettera agl’istria-ni (c) ci attestano, che i codici del concilio calcedonenseconservati nella chiesa romana e nella costantinopolitana enel palazzo imperiale, e generalmente molti greci codici de’più antichi non contenevano che le prime sei conferenze,non contando fra gli atti di quel concilio le susseguenti ses-sioni , in cui si giudicarono cause personali, e si trattarono

papi, e con un concilio generale non si sia

(a) Corte. Labi. t. vi, Bibl. Laur. Med. t. I. (b) Ubi sup. (c) Conc. t. vi.