Band 
Tomo sesto & settimo.
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578
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Groxio.

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forse anzi questa troppa confidenza nelle sue immaginazioni,d’uopo è confessare, che i suoi comentarj molte felici sposi-zioni contengono, e che recheranno particolare giovamentoa chi sappia leggerli con giudizio. L’esempio del Coccejotrasse varj biblici a quel genere d’interpretazioni, e France-sco Burmano, il Wìtsio, il Vitringa, e parecchi altri forma-rono un partito coccejano, od una setta di teologi profetici,e di tipici comentatori. Ma al tempo stesso batteva una stra-da affatto contraria un uomo non men dotto nelle scritture,e più steso in ogni sorta d’erudizione, più filosofo, di piùacre ingegno, e di maggiore celebrità. Quest’è il tanto rino-mato Ugone Grozio, il quale non meno illustre nome s’èfatto presso i teologi ed i sacri critici ed esegeti, che pressoi filologi, i giurisconsulti, e i filosofi. Potrebbono forse inquesta parte paragonarsi il Grozio a Teodoro Mopsuesteno,e a san Cirillo il Coccejo. Questi tutti i fatti del vecchiotestamento prendeva per segni e figure del nuovo; il Grozionon voleva vedervi che i fatti storici, e cercava d’illustrarnela verità; tutt’erà tipo pel Coccejo, niente o quasi niente pelGrozio; e perciò dicevasi, che il Coccejo in tutti i luoghidelle scritture trovava Cristo, e il Grozio in nessuno . Ondese i cementi del Coccejo hanno deil’entusiastico e del visio-nario, le note del Grozio peccano per secchezza ed aridità.Egli sembra d’interpretare un libro antico di orientale erudi-zione, non il codice sacrosanto della cristiana religione . Quin-di cade in altro difetto di caricare di profane citazioni, par-ticolarmente de’ poeti, le sue annotazioni. Qual bisogno, co-me osserva il Simon (a), di due versi d’Omero, e cinque diArato per ispiegare la parola latina sìgna ( b ), e alla parola

(a) Hist. cr. du V. T. Iib. ni, eh. xv.

(b) Gen. c. I, v. xiv.