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Tomo sesto & settimo.
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ni greci non presentano che gli or nominati, anzi alcunineppur tutti quegli abbracciano, sebbene n’adducono altri la-tini de’ concilj dell’occidente. Che se alcuni riportano fra’niceni i canoni sardicensi, sapevano però, che non eranocompresi nel codice greco, <^óme espressamente si dice nelcolbertino citato dal Coustant (a ). Bisogna altresì, che ne-gli antichi codici greci non vi fossero i canoni efesini; poi-ché nè Dionisio ne fa menzione, nè l’antiche traduzioni la- /tine gli hanno abbracciati. Anzi Dionisio dicendo, che coll’ /aggiungere a’ sopra espressi i decreti del concilio calcedonen-se dichiara, che con essi si pone fine, o si dà compimentoa tutti i canoni greci ( 6 ), sembra asserire assai chiaramente,che nella collezione di tali canoni non si contenessero gliefesini. Ben presto però doverono poco dipoi aggiungersiunitamente a’ calcedonensi; perchè nell’anno 541, quando ce s reco *ancora viveva Dionisio, ordinò l’imperadore Giustiniano, cheavessero forza di leggi le regole ne’ quattro generali conciljniceno, costantinopolitano, efesino, e calcedonense istituite,o le confermate ne’ medesimi, che sono i canoni de’ provin-ciali concilj finor mentovati (c). Allora realmente il codicecanonico cominciò a godere di pubblica autorità presso i gre-ci, e tale fu il pubblicato dal Giustello, e decorato col pom-poso titolo di Codice della chiesa universale. Ma se questosol codice de’ canoni da’ quattro concilj ecumenici o stabili-ti , o confermati, ottenne la sanzione imperiale, altri di mag-giore estensione godevano eziandio di molta pubblicità. In-fatti Giovanni scolastico contemporaneo di Giustiniano nellasua collezione, di cui or parleremo, mette l’ordine de’ ca-noni da lui adoperati, e prima riporta gli apostolici, poi que’

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(a) L. c. §. lx, xvil. (b) Praef. (c) Novella 151.