Band 
Volume primo.
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CAPITOLO QUINTO. lOQ

di un comando sovrano ed a lucri straordinarii, èun alimento per la vanità e per lo spirito d’interesse.

Di qui quell’ impegno ardente di divenirne azio-nario , e quella preferenza che si dà d’ impiegare iproprii fondi nelle azioni delle compagnie piuttostoche in altra intrapresa. Ecco dunque nelle azioni unanuova merce, di cui gli azionarii stessi hanno tuttol’interesse di accreditare il pregio.

L’ azione non è che un titolo, un documento, chedimostra la proprietà del fondo impiegato nella Com-pagnia , e per il quale, ad epoche fìsse, si riceve unaquota del guadagno, proporzionata alla quantità ed alnumero delle azioni. Questa quota dicesi dividendo.

Or, come i guadagni sono variabili, il favore delleazioni varia del pari, e quindi il prezzo di esse vasoggetto all’ alto e al basso. L’ azionario, non avendoil dritto di ritirare i suoi fondi finché la Compagniasussiste, ha però la facoltà di negoziare le sue azioni.

Questo mercato si fa nella Borsa , dove pur sivendono e si comprano gli effetti pubblici ed altrititoli che noi abbiamo compresi sotto la denominazionegenerica di moneta simbolica. Io non ho l’oggetto diesaminare se il mercato delle azioni sia sterile o pro-duttivo , se utile o dannoso ; ma debbo solamente ri-flettere che, considerate come oggetto di speculazione,esse costituiscono un doppio giuoco di azzardo: il primoè quello che risulta immediatamente dal contratto dellaBorsa , il secondo è quello che riguarda le speculazionidella Compagnia. Nell’uno e nell’ altro caso, il valordelle azioni suole esser sempre esagerato, e i creditori