CAPITOLO PRIMO, £. VI. 1 9 5
chiaro che il commerciante napolitano si troverà nonsolo in grado di quietare le cambiali nella lor valuta ;ma di avere un’ altra valuta eguale , che prima nonpossedeva.
.Dietro di ciò, domando : questa valuta , questonuovo capitale non è la vera e legittima produzionedel Credito ? Il Sig. de Simonde ed il Sig. Say rispon-deranno che sia piuttosto F effetto di una traslocazioncdi ricchezza. Ma nel nostro caso qual’ è la ricchezzatraslocata ? Si dirà : 1’ agro di limone. Ma quest’ agronon fu esso venduto contra le cambiali tirate cdaccettate ? anzi non fu venduto tenendo anche contodell’ Interesse pel respiro accordato al pagamento ?Però il Commerciante di Napoli non diede infatti perprezzo dell’ agro che il suo Credito : talché, quantunqueF agro fosse passato nel giro delle sue speculazioni,è come se fosse rimasto presso il Commerciante diMessina , poiché costui non ne ha ricevuto un valoreeffettivo , ma una semplice promessa dì valore. Intantol’agro, dopo un giro di trasformazioni, è divenuto unvalore doppio del valore primitivo. Qual’ è dunque statala cagione di questo risultamento ? Non altra che ilCredito»
Ma si dirà : il Credito non è che un ente di ragione,una semplice opinione, e non è desso che si è trasfor-mato , ma F agro, e F agro era una ricchezza realedel Commerciante di Messina. Sia pur così ; ma da chiinai l’agro ebbe il suo valore corrente ? Dal compratore.E il compratore che cosa diede al venditore ? Il solosuo Credito , la sua promessa. Dunque il compratore
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