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Volume primo.
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CAPITOLO PRIMO, §. VI.

«. E siccome i capitali non si regalano, ma sidanno a prestito al maggiore offerente , quindi 1’ e-sistcnza de’ Capitalisti si può riguardare come unvantaggio , non come un danno nazionale, ovunqueun lusso sfrenato non divori i capitali presi a pre-stito » (1).

Ascoltiamo Genovesi, a Si disputa tra gli Econo-misti, dice questo scrittore ( 2 ), massimamente dopol’infelice esito del Banco di Parigi, se il numero dellecarte rappresentanti aumenti effettivamente le ricchezzedello Stato. Al che si può brevemente rispondere, che lecarte rappresentanti non aumentano le ricchezze dellanazione per se stesse ed immediatamente, ma bensìper i loro effetti; cioè perchè aumentano la circola-zione e l’industria, d’onde nascono le vere ricchezze.Perchè è poi chiaro che quel denaro il quale circolaquattro volte in un anno medesimo, produce un effettoquattro volte più grande di quel che se non circolasseche una sola volta. A questo modo due milioni chegirino quattro volte in un anno, avranno tanta forzad’occupare gli uomini nell’industria, quanta ne avreb-bero otto i quali non facessero che un sol giro. Perla qual cosa , poiché le monete di carta servono ad.aumentare la circolazione dell’oro e dell’argento, econ ciò delle cose rappresentate da questi metalli »segue ch’esse producono quel frutto che produrrebbe

(1) Per conoscere in dettaglio la forza produttiva del Credito, veggasi il quadro al I-° volume, articolo Credito.

(2) Voi. Il, pag. 349.

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