CAPITOLO SECONDO, §. I. 210
risorta. In tal caso è cT importanza toglierli dalla cir-colazione, e ciò richiede sempre de’sagrifìcii penosi (1).Vi sono anzi delle circostanze nelle quali i titoli, te-mendosi uno svilimento maggiore , accorrono in follapresso il debitore ; ed allora la conseguenza inevi-tabile , se non si trova il riparo a grave interesse ,sarà il fallimento e la perdita del Credito , eh’ è ilmigliore de’ tesori.
Da ciò chi deducesse che debbano i titoli di Cre-dito essere eliminati dal mondo commerciante, somi-glierebbe a colui che alla vista di un incendio volesseproscritto il fuoco dal mondo fisico. La prudenza edil consiglio regolando l’uso del fuoco, procurano ai-fi umanità tutti i vantaggi ed i piaceri che questoelemento è capace di produrre, e la sola imprudenzao la sconsigliatezza ne possono fare un istrumento disciagure. L’oro, l’argento, la moneta insomma, nons’impiegano talora a corrompere fi innocenza, ad op-primere il debole, a rendere impuniti i delitti? Do-vranno perciò gli uomini proscriverli, e rinunciareagl’immensi beneficii che essi procurano, per la solaragione che con abusarne possono divenire funesti?
Conchiudasi adunque che come fi operaio devesopravvegliare il fuoco che adopera per la fabbricadelle sue utili manifatture, onde sieno esse preservatedall’ incendio , cosi il Finanziere deve sopravvegliare
(|) Ciò si verifica quando o manca il Credito, o mancano del tutto ifondi rii’esso rappresenta.