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Volume primo.
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CAPITOLO SECONDO, $. VI. 257

nè coi procedimenti legali, obbligare un Governoall’ adempimento de’ suoi impegni , è certo che ilprestito dee farsi a tanto maggiore interesse , quantoè minore la fiducia che si è concepita della di luilealtà. Questa fiducia intanto può essere massima ,avuto riguardo da una parte alle risorte del Governo,e dall’ altra all’ inviolabilità colla quale costa cheabbia sempre adempito a’ suoi impegni (1). Le risorteperò di un Governo non sono che le risorte de’ suoigovernati, e qui giova riflettere quale e quanto inte-resse ogni Governo abbia alla prosperità de’ suoigovernati. Sorgono bisogni improvvisi e tali circo-stanze che il minor male è quello di contrarre undebito pubblico ; quando trattasi di un popolo mise-rabile e privo di mezzi, o non si trova a ricevereprestiti , o si trovano questi a gravissimi interessi.

Che diremo di coloro che regolando le Finanze di uno Statovalutano così poco F interesse del Credito pubblico che fanno dilutto per rovesciarlo ? In vece di far uso di franchezza , e diròpure di generosità sotto il pretesto del bene pubblico di cui non siformano una degna idea , si valgono di mezzi termini di niuna utilitàper il loro scopo c che rovinano e scoraggiano coloro che vorrebberorender servigio al loro ministero. Io parlo dietro dolorosa esperienzaed alludo a ciò clic ho dovuto soffrire e perdere allorché ho effettuato1 ’ imprestilo del milione di Once per la Sicilia ( 1822 ). Il meschinorisparmio di qualche migliajo fatto a spese dell altrui fiducia e unforriero di perdite gravissime le quali non si apprezzano talora perchènon si conoscono. Elleno non lasciano d’ altronde di essere più chefatali» Nel Capitolo IV di questo libro il Lettore vedrà tutto ciò(die in Francia ed in Inghilterra si offre in appoggio delle verità lu-minose che formano F oggetto del mio lavoro e che giustificano lospirito di questa pota.

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