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noi aggiungeremo soltanto, chesicuro per fortunata esperienzadella bontà dei principii da luistabiliti, ripeteva sovente i che ilsistema migliore era quello di nonaverne alcuno Jisso e invariabi-le, ma di adattarsi ad ogni casoparticolare. Nè disprezzava perquesto ciò che dagli altri facevasisull’ importante subietto di cuiparliamo -, ma era guidato da uncriterio esatto, e sapeva distingue-re ciò che ad utilità poteva riusci-re da quello che la vanità o 1’ ine-sperienza adottava. Cosi p. e. men-tre la Francia con piacere leggevala Théorìe des sigries dell’ Ab. Si-card, 1’ Assarotti senza violentarla natura nuovi gesti creava mencomplicati e più propri ; e con es-si i suoi alunrii’fctruendo li pone-va in grado di comunicar facil-mente anche con quelli dell’isti-tutore francese. A chiunque poisostenere volesse, che il Ligurestabilimento non ebbe giammai lagloria di noverare fra i suoi allie-vi chi eguagliasse un Le Clerc eun Massieu, francamente rispon-deremo, essere le circostanze lequali spesso traggono alla vista delpubblico quella virtù, che senzadi esse rimarrebbesi o mal cono-sciuta o nascosta. Si : è troppo dol-ce al cuor nostro il sentimentodella gratitudine per tacere tra iLiguri sordo-muti i nomi del Ca-stelli ora addetto al servizio mili-tare del Genio, del Migliorini diun toscano istituto benemeritissi-mo, del Taddei che ai suoi com-pagni fe’ dono di una religiosaoperetta, del Piano e del Basso.Si applaude e con ragione al Mas-sieu il quale definendo la ricono-scenza disse essere la memoriadel cuore j ma non merita forseun elogio il giovane sordo-mutoche nella scuola di Genova inter-rogato se i sordo-muli conosces-ser V amore , prontamente rispo-se ; i sordo-muti non hanno egli-
no il cuore? No: chiunque hasenno e virtù non può non ravvi-sare nell’ Assarotti uno dei più il-lustri del XVIII secolo, che collasola forza del suo genio tutte ledifficoltà superando accresceva lagloria dell’italiana sapienza.
E questo figlio del Calasanzionon avea trascurata nel suo inse-gnamento quella parte, che di ma-raviglia somma è per molti, vo-glio dire il meccanismo della pa-rola. » L’ Ab. Sicard, cosi egli min scriveva alcuni giorni prima della« sua morte sulle traccio del Pon-» ce, del Wallis, dell’ Amman e» del De 1’ Epée indicava ai sordo-» muti suoi alunni le lettere e le« sillabo che voleva far loro arti-« colare, ed indi pronunciandole11 egli medesimo con molta carica-
tura a lentezza facea loro osser-» vare i moti diversi degli organi» apparenti della parola non che)ì la posizione della lingua : e quan-» do ordinava loro d’imitare quel-n le posizioni e quei moti, modu-» lava il suono informe che quellin emettevano comprimendo con» forza il loro braccio se voleva» un suono pili robusto e deciso,» e toccandolo con delicatezza se« più dolce e tenue il voleva. Ora» questo metodo seguo io stesson quando compita la più impor-ii tante loro istruzione morale coi« segni naturali e nelle varie bran-» elle delle cose utili, credo poter» aggiungere un ornamento cheii illude il volgo, ma non appagaii il filosofo ”. E per verità è gra-ve la noia nello insegnamento del-1’artificiale pronunzia -, non sem-pre certo nè felice è il successo ;nè di sommo talento abbisognachi imprende questo lavoro.
Ingegno grande peraltro e vir-tù somma è indispensabile all’uo-mo che alla morale educazione delgiovanetto dirige i generosi suoi•sforzi ; ed è raro il vedere unamansuetudine di cuore, congiunta