luce e nelle opere degli scrittori,e nelle concioni degli oratori po-litici, il mal abito guarentito dauna forza predominante lasciò vi-vere alcuni diritti o privilegi ma-rittimi, i quali poteano meglio so-stenersi con le armi elle con leragioni. Era perciò fallace quelmetodo di trarre la giurispruden-za dai soli fatti : poiché se 1’ uni-versalità e il consentimento deifatti sono fondamento di buoneregole, questo avviene solamentealloraquando questi fatti sono li-beri e spontanei, come nelle artibelle, e nelle lettere ; ma dove lecostumanze deggiono per la natu-ra delle cose acconciarsi alle pre-tensioni, ai vizi ed alle passionidegli uomini pubblici, e talvoltaall’imperiosa necessità in cui egli-no si trovano di sostenere una co-sa assurda, o di abbandonare unaverità, allora i fatti anche costan-ti anche rispettati non fanno re-gola, la quale non può avere persuo principio nè la forza nè la de-bolezza. Egregio assunto fu per-tanto quello dell’ Azuni di ricer-care i principii del dritto maritti-mo nella universal ragione, di esa-minare 1’ indole di ogni uso inval-so, e di determinare con tali sicu-re norme la giustizia delle varieparti di questa giurisprudenza.Egli trattò nella prima parte dellasua opera le quistioni riguardan-ti l’impero del mare, e gli effettiche ne deriyano nell’esercizio del-le regalie nei tempi di pace; esvolse quindi la giurisprudenzadelle cose marittime e commer-ciali dai tempi più antichi iniìnoai nostri. Nella seconda parte prerse a discorrere della neutralità,dei doveri delle nazioni neutraliin tempo di guerra, e di quellidelle potenze belligeranti versodi esse ; ed adattando quindi taliprincipii alla giurisprudenza delleprede marittime, imprese a stabi-lire un sistema universale che po-
tesse servir di guida alla soluzio-ne di ogni dubbietà dipendentedalla nautica e dal commercio ma-rittimo. Un’opera di tanta impor-tanza riscosse in ogni luogo una-nimi applausi ; e fattasene tostouna novella edizione in Triestenel 1798,-97., se ne diede anchealla luce in Parigi nell’ anno se-guente una traduzione franceseper opera del sig. Digeon. A que-sta tenne dietro alcuni anni dap-poi (i 8 o 5 ) la traduzione più accu-rata fattasi pure in Parigi dallostesso autore; la quale non cosipuò chiamarsi traduzione comenuova composizione dell’opera,avendo 1’ autore profittato delleosservazioni fatte da lui stesso, eda tutti coloro che la fama dell’ o-pera avea invogliato a studiareper correggerla, e riformarla inalcune sue parti. Qual è oggidì,questo corpo di dottrina di dirittomarittimo ha già acquistato taleautorità, che non di rado è avve-nuto abbia dovuto servire di nor-ma alle decisioni dei tribunali, edalle discussioni dei pubblicisti. Percompiere ora il cenno degli studifatti dallo stesso autore in Firen-ze, diremo che colà egli pubblicònel 1795, la sua Dissertazionesull' origine della bussola nauti-ca. Questo medesimo argomentofu da lui riprodotto con aggiuntein una scrittura francese stampatain Parigi nel 1809. L’Azuni di-venuto francese per affezione, co-me lo era allora per le cariche checopriva, tentò di provare che l’in-venzione della bussola non agliItaliani era dovuta, ma ai France-si. Trovò egli un valente opposi-tore in Giuseppe Hager professo-re di lingue orientali nell’ Uni-versità di Pavia, il quale pubblicòcontro di lui un opuscolo intito-lato: Memoria sulla bussola orien-tale. Milano 1810. La quistionepolemica fu esaminata nel Giorna-le officiale di Milano, e non si può