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[Volume primo e volume secondo.]
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te di Toscana teneva nel regno,ed ebbe soldo di ducati 600, cbegli fu conservato a vita dal re diSpagna. Ancora mise in piedi unostudio di negozio per la casa Ri-nuccini di Firenze, e fece de’buo-ni allievi ad incremento del com-mercio. Piacendosi ognora dellematematiche compose due trattatidegni di lode : inventò nuova fog-gia di magazzeni da grano, ampicassoni di legno senza coperchioda potersi ancora chiudere a chia-ve : inventò la macchina della stu-fa de’ grani, e Filippo Re gli dànome per aver proposto di privarecol fuoco il grano della facoltà divegetare per conservarlo .>> Della« perfetta conservazione del grano» Napoli, fol. fig., 1 ^ 54 ” (0- P er_fezionò il palorcio, usato in anticodai popoli di Amalfi e di Vico, percalare dal sommo de’ monti fasci-ne od altro al lido del mare: egline insegnò 1’ uso anche sul piano,e nelle salite non aspre con pocodispendio di forza. Inventò la ma-niera di stampare le polizze dellotto, il che al regio erario fruttò( se crediamo al Galanti) (a) un ri-sparmio di quattromila ducati inogni estrazione. Sommo desideriodi lui era di vedere stabilito edesteso il commercio, le campagnefruttifere, e i popoli nell’ agio fe-lici : forte com’ era nella praticadell’ economia, ha merito di averegiovata la scienza non solo co’suoilumi, ma coll’ erezione a sue spe-se della cattedra del Commercio aNapoli, tenuta dal Genovesi, cheentrò nelle idee dell’ istitutore ele promosse quanto allora fu pos-sibile ( 3 ) . Delle accumulate ric-

( 1 ) Re, Elementi di Agricoltura T,III. Venezia, 1802, pag. 70.

(2) Galanti G. M., Elogio Storico del -t ab. Genovesi ec. ec., terza edizione.Firenze, 1781, pag. 161. Vedi ancoraGenovesi, discorso sopra il fine dellescienze.

(. 3 ) All’ opera del Galiani sulla po-

chezze si valse a beneficare ed apromovere gli studi utili e le arti:invecchiato si ritirò nella pace do-mestica colle virtù, che gli fioriva-no la vita : colto d’apoplessia man-cò a’21 febbraio 1707 di anni 8o,o in quel torno. Fu amico di chia-ri spiriti, fra i quali del ponteficeClemente XII, del viceré conte diHarrac, di Poisieux ambasciatoredi Francia: la sua morte fu lagri-mata, e la sua memoria dura inbenedizione.

D. Vaccouni.

MANZI (Guglielmo) , nacquein Civitavecchia il 25 agosto del1784 di Camillo e di Paola Bian-chi. Comechè di una famiglia fio-rente nel commercio, fu posto astudiare nel collegio di Montefia-scone, indi nel Collegio Nuovo inRoma sotto i PP. delle scuole Pie.Uscitone con non molto profitto fumandato a Livorno ad istruirsi delcommercio : visitò i porti di Mar-siglia e Barcellona, onde fecesifamiliari le lingue francese e spa-gnuola. Vice consolo della nazio-ne spagnuola in patria, vi rimasefinché durò quieta la monarchia :venuto a Roma compose 1 ’ animoed i costumi allo specchio di elettiesempi : studiò le storie antiche emoderne, e la lingua greca: con-secrava più della metà del giornoalle lettere greche ed italiche, eDante e Boccaccio erano i suoiautori. Nella Vaticana trovò pa-scolo alla sua curiosità, cercandoscritti inediti de’ buoni tempi :pubblicò la traduzione dell' E cu-ba di Euripide del Bandello(Roma, i 8 i 5 , in 4 ). Come l’Are-tino, così anche il Manzi scrisse

neta si vuole che l’Intieri col marche-se Rinuccini fornisse i materiali : cosìpoi al Galiani si attribuisce l’opuscolodella perfetta conservazione del granouscito col nome dell’Intieri, che ne die-de l’idea e la materia. (Vedi VillarosaRitratti pag. 166 e seg.).