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[Volume primo e volume secondo.]
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ad alloppiarle una filosofia di nuo-va foggia , fu visto allora calar-si a patteggiare co’librai, e ven-der loro le sue produzioni per unducato d’argento ed anche menoal foglio. Tuttavia lo sprone dellanecessità non potè fare che egli,per affrettarsi ne’suoi lavori, sa-grificasse al guadagno la sua ripu-tazione. In tutte le sue scritture( da poche traduzioni in fuori, ti-rate giù come gli gettava la pen-na, o dove aveano pure alcuna par-te la moglie e le figlie (<), ondeantivenire le speculazioni che al-tri far potesse delle medesime ope-re ) ■ in tutte le sue scritture , iodico, non v’ è occhio sano che su-bito non vegga la più forbita ele-ganza e i vezzi più leggiadri uni-ti alla evidenza del dire, al briode’ concetti, ed alla maturità deiragionamenti.

Le successive produzioni delGozzi, in prosa ed in versi, furo-no scintille animatrici, che, inve-stendo gli animi gentili de’giova-ni veneziani, gli eccitarono a far-si compagni di lui nel generosodisegno di reintegrare l’italianaletteratura nel suo lustro primie-ro, sgombrandola de’ vizi e dellamondiglia onde poco avanti s’era-no buttati a contaminarla i fanaticiapostoli del falso gusto e del liber-tinaggio letterario.

Mirando a tale scopo quegl’ in-cliti giovani fondarono l’ accade-mia de Granelleschi ( 1n ,{o ), il cuilume principale era Gasparo Goz-zi. Per intendere il valore di que-sta parola Granelleschi è d’ uopoavvertire che la sua radice è gra-nello nel significato che gli attri-buisce il vocabolario della Cruscanel § II ■ significato si ridicolo,che passa misura. E ridicola non

(1) Vogliono riferirsi a questa clas-se : la Storia ecclesiastica del Fleury,le Novelle del Marmontel, l'Anno cri-stiano , ed alcune altre opere ascetiche.

meno era l’impresa dell’accade-mia, la quale consisteva in un gu-fo, dal cui destro artiglio penzi-gliavano non so che bagattelluzzeda ricordare l’insano sagrifizio chefece Ati a Cibele. Ridicolo il prin-cipe o presidente, che era uno sci-munito nanerottolo, inghirlandatodi susine, ed insignito del tito-lo d’ Arcigranellone. E ridicolis-sime le cicalate con cui solea dar-si principio alle ordinarie sessio-ni. Ma tutta questa apparenza diridicolosaggine altro non era, perquanto si può conietturare, cheuna sottile malizia con cui nascon-dere il vero disegno degli accade-mici, a fine di non dar niuna pre-sa a’ sospetti di quel geloso gover-no. Il qual disegno per altro si ri-duceva al solo intento nobilissimodi rimettere ir* fiore le umane let-tere e la pura morale per mezzodi eleganti e spiritose composi-zioni .

Intanto il Gozzi saliva per co-sì dire ogni giorno in maggiorestima, ed i più colti personaggiricercavano con una specie di ga-ra le sue produzioni. Fra questinon è da passare in silenzio il ca-valier Foscarini, procuratore dis. Marco e riformatore dello stu-dio di Padova, il quale volle far-selo tutto cosa sua, e grandemen-te se ne giovò nella compilazionedella Storia letteraria veneziana,eh’ egli andava dettando quasi persollievo de’ suoi gravi offici. IlGozzi non solo ebbe molta manonel primo tomo di tale storia, maper quattordici anni lavorò intor-no al rimanente; e quella (die’ e-gli medesimo in una sua lettera )fu la tela di Penelope, rifatta ognidi e tutta in casa dell’autore. Inquesto mezzo rimase vacante lacattedra di belle lettere in Padova.Parve allora al Gozzi, che, dov e-gli domaudassela per sè, di leggie-ri la conseguirebbe, trattandosi dicosa che interamente dipendeva