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[Volume primo e volume secondo.]
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abbassandola voce, non so, non so...Credeva per altro, per quanto erain suo potere di credere (però chesi crede sempre un poco ad alcunacosa), all’influenza della regola edell’abitudine sulla salute del cor-po e sul vigore dell’intelletto. Na-to con una complessione dilicata,conservò le sue forze, attenendosiscrupolosamente ad un esercizioregolare all’aria aperta, ed all’ u-so pressoché esclusivo d’alimen-ti vegetali. Del pari, prese dal redi Prussia l’abitudine di fare, perquanto poteva, le stesse cose nellestesse ore, trovando cho tale rego-larità rende a poco a poco il lavo-ro più facile e più gradevole ; e,quantunque laborioso per natura,non cessò dall’ imporsi ogni gior-no un assunto per la domane. Lospirito è pigro , diceva ; bisognatenerlo in lena per prevenire lasua lassezza naturale , e svilup-parne abitualmente le forze pertrovarle pronte all' uopo. Con taliprincipii, potò sino al terminedella sua vita seguire, con la pen-na in mano, il corso delle sue let-ture immense che avevano ogget-ti si variati. Acquistò in tale gui-sa un’erudizione profonda che glipermise di rendere una compiutagiustizia ai lavori di chi lo avevapreceduto e de’ suoi contempora-nei, e d’accordare al vero talentogl’illuminati suffragi di cui que-st uomo giusto e modesto nonmancò mai di onorarlo. Perciò fuuniversalmente riverito: le princi-pali società dotte dell’ Europa ,tranne quella di Londra , furonosollecite di fregiare del suo nomela lista de’ loro membri ; e senzaFontaine , che ebbe , nell’ impu-gnarlo, il doppio torto di manca-re di senno e di urbanità, si po-trebbe affermare che tutti i geo-metri del suo tempo non fecerorisonare verso lui che un concer-to di Iodi. Con quanto abbiamodetto, avremmo però fatto un ri-

tratto imperfetto di questo Uomoillustre, ove non favellassimo delsuo spirito e della forza della suamente. L’ una era come andata inproverbio : Qual pensatore ! gri-dano i dotti anonimi già citati,non è mai quegli, che per distrar-si dagli studi più astratti, avevascelto la storia della Medicina equella delle Religioni ! Quanto alsuo spirito, era tale che avrebbelevato in fama chi non fosse statoLagrange. Cercando dovunque ilvero ed il fondo delle cose, nonsi appagava volentieri di parole,e non si fermava alla scorza ; to-glieva alle opinioni , come allerealtà, l’invoglio che le avvolge-va, e quando le aveva in tale gui-sa denudate, ne diceva il suo pa-rere, ordinariamente in un modooriginale e vivace, non meno no-tabile per la profondità del sensoche per la finezza dell’ espressio-ne. Vennero allegati molti dettifelici di lui. Una persona per laquale aveva amicizia, gli parlavaun giorno di una opinione che, aviceuda adottata e rigettata, am-messa e modificata dai dotti, eraalla fine divenuta un pregiudiziopopolare: uEh che! disse Lagran-« ge, ne stupite ? eppure accado» sempre così : i pregiudizi non» sono che lo spoglio delle perso-li ne di spirito che veste la cana-li glia . « Rapportiamo quest’ ar-guzia, perchè mostra appieno laqualità del suo spirito osservatore,e se ne intende tutta 1’ aggiusta-tezza vedendo , per esempio, lafede più o meno grande agli spet-tri ed ai fantasimi passare dallealte classi del secolo di Luigi XIVnelle donnicciuole del nostro tem-po. Ma facoltà sì trascendenti nul-la toglievano all’ amenità del suoconversare che era benigno e com-piacevole . Lungi dal trovare di-letto unicamente nei discorsi pro -fondi, che accordava di buon gradoagli uomini istrutti, ed a’ giovani