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noi indicati,si leggono di lui alcu-ne dissertazioni svAYIdrofobia, det-tate con quell’evidenza ch'era sin-golare suo dono, e due Lettere po-stume intorno a Pisa e Firenzeindirizzate al principe Enrico diPrussia, ed altre otto lettere ri-guardanti il cosi detto terzo tomodella Felsina pittrice compostodal canonico Luigi Crespi, non ellealcune sue poesie e varie sue let-tere.
Anonimo
SORGO ( Michele Antonio ),nacque in Ragusa di antica fami-glia, distinta per integrità e illi-batezza di costumi. Instruito dafanciullo in propria casa sotto lecure paterne, compi poscia gli al-tri studi nel collegio de’Gesuiti inRagusa, fra i quali il P. Bolich,ottimo ellenista, volle ammaestra-lo nella greca favella, delle cui dif-ficoltà, avvegnaché non avesse sor-tito grandi facoltà d’ingegno, sep-pe nulla dimeno trionfare col buonvolere e coll’ assiduità allo studio.Giunto all’ età matura, si accorsedella necessità d’interrompere l’u-niformità del suo vivere , e di re-carsi in Italia per apprendervi glialtri rami della bella letterattura.A tal fine passò in Bologna, ove,sotto la direzion di Francesco M.Zanotti, apparò filosofia e giuris-prudenza da’ più insigni profes-sori di quella città, nella quale co-nobbe inoltre l’ab. Tarulli, chepoi se lo tenne sempre caro edamico.
Dopo non breve spazio, visitatevantaggiosamente le principali cit-tà d’Italia, ritornò in seno dellasua famiglia, e vi trovò l’unico suofratello Luca immerso tutto nelmaneggio de’pubblici affari, i qua-li, può dirsi, dipendessero a quel
non abbia ad essere annoverato tra i55 giudichisi scrittori del tempo suo 55.
Nata dell Editore.
tempo dalla sua volontà. Fu allorache Michele occupò tutte le prin-cipali magistrature e fu eletto ret-tore , eh’ era la suprema dignitàdella repubblica. Ma a tutte que-ste cariche non volle però legarsiin modo, che gli fosse tolta la li-bertà della vita, la quale anzi de-liberò a condur celibe per vieppiùdedicarsi a’ diletti suoi studi. —•In questo non corto intervallo ditempo visitò spesse fiate i suoi a-mici in Italia, segnatamente inPadova ed in Vicenza, nelle qualicittà era sol' !i trattenersi più alungo all.-rato dalla cortesia, edalla bontà dei professori Toaldo,Cesarotti e ab. Fortis, dai qualimai non istaccossi senza aver fattotesoro di utili e peregrine cogni-zioni.
In seguito, avendo giustamentemeritati in Parma i suffragi deiconsiglieri del governo, aspiravaancora a una sola carica, col favo-re della quale potesse a suo talen-to frugare in quelle piarti di Epi-dauro, ora Ragusa vec<SÌ!Ì3; in cuisospettava giacer sotterra nascostelapidi od altre antichità. Elettoperciò conte di quel paese, v’ im-piegò tutto f ottoraxio assegnato acodesto uffizio nell’ «scavazioni ,nel soccorrere a’ poveri, nell’ acco-modare la riva del mare sottopostaalle abitazioni, e nel far inserirenelle mura della pubblica casa diresidenza del conte le poche lapi-di per lui ritrovate.
Intanto Ruggiero Giuseppe Bo-scovich venne a morte in Milanoil i 5 febbraio del 1787, lasciandoerede il nostro Sorgo di tutti ipro-prii manoscritti , i quali più nongiunsero a Ragusa nella loro inte-grità. Il Sorgo allora, a migliorimani di cui non potea certamentevenire affidato un così prezioso edonorevole deposito, pensò di collo-carlo nella sua magnifica bibliote-ca, e di attendere una felice con-giuntura per passare in Italia, dove