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[Volume primo e volume secondo.]
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severità ripugnanti al dolce spiri-to dei nostri tempi rimangono pri-vi di effetto pel pietoso spergiura-re dei giurati.

Il favore in che venne appo ilministro il suo giovane difensore,e i consigli dello zio monsignor Se-rafino Filangieri, uomo rispetta-bile per dottrina e per civile pru-denza, trasferito in quel torno ditempo dall’arcivescovato di Paler-mo a quello di Napoli, indusseroil nostro Gaetano ad intraprende-re il servigio di corte, come l’illu-stre sua nascita addimandava. Nel-1 anno i 707 era egli pertanto mag-giordomo di settimana di S. IVI.,e gentiluomo di camera e uflìzialedel reai corpo dei volontarii di ma-rina. Allora si vide quanto la suafilantropia fosse sincera. In mezzole distrazioni di una corte, men-tre a lui ricco d’ingegno e leggia-dro della persona e addestrato nel-le arti cavalleresche il inondo sifaceva innanzi bello di tutte le il-lusioni dell’ amore e dell’ambizio-ne, egli si tenne stretto più chemai a quella filosofia che formatoavea sino allora la delizia della suaanima ( 1 ) ; e si vide, spettacolo ra-ro ! neh’anticamera di un re unuomo il quale meditava e scrive-va pel bene del genere umano, eda cui, nell’atmosfera incantata chesuole circondare i monarchi, gliab usi non cessarono di comparirein tutta la terribile loro realtà.

I ristretti limiti d’un articolo bio-grafico non permettono di venirliannoverando codesti abusi sotto alcui peso gemevano le popolazioni ;funesti frutti in gran parte di quelperiodo malefico di tempo , >> in

(1) Vedi il passo , che si legge nelcap. L1V. , lib. IV. della Scienza del-la legislazione, lom. V. pag. 112; finiscecosì : » Io non sono sorpreso nel leg-5? gere che Democrito si ritiri in una5: caverna , e che Demetrio rinunci al55 trono di Efeso per non essere distrat-» lo «.

» Cui, dice un grand’uomo (1}, tut-ti ti i nemici visibili e non visibi-li li, armati e non armati dell’uma-» no incivilimento congiurarono« contro l’Italia, talché deve fareI’ più meraviglia ciò che ritenne» che ciò ch’ella perdette u. Se intutta l’Europa si chiedeva in queig'iorni riforma molto più la s’ in-vocava nel regno di Napoli, nelquale, come in tutti i paesi ove iNormanni portaroho le loro armiconquistatrici, le feudali giurisdi-zioni baldanzose fiorivano. L’ im-menso potere, e col buon ordine diuno stato inconciliabile, che nellemani dei baroni e dei grandi eccle-siastici si conservava; l’incertezzae la collisione delle legislazioni cheogni una delle tante dinastie cheascesero il trono di Napoli si piac-que a promulgare ; lo spirito bar-baro e tirannico della criminaleprocedura, per che il reo si trovavaa miglior partito dell’innocente; lesproporzionate imposte e gabelleper cui l’agricoltura, le arti, ilcommercio languivano; tutto con-correva a rendere lo stato del po-polo napoletano il più doloroso chemai si fosse sentito ; e la crescenteciviltà facendo mas: jriormente spie-care la malaugurata eredita dei se-coli passati, rendeva sempre menotollerabili le piaghe presenti.

Filangieri pel privilegio del ge-nio senti nella vastità delia sua ani-ma tutti i dolori di un popolo ; enon curando i pericoli a cui si e-sponeva, ubbidì a quella voce chelo chiamava ad essere il benefattoredell’afflitta umanità (2). Con unaprofonda veduta, che deve desta-re ammirazione, chi consideri la

(1) Romagnosì, Bell' indole e dei fat-tori dell incivilimento con esempio delsuo risorgimento in Italia, Milano 1802pag. 25 7 — 258. .

( 2) Questi pericoli ei li accenna m mol-li luoghi della sua opera cap. XVII, lib.Ili, voi. 2,pag. 004*, Cap- V. lib. IH, voi*2 p. 212; eeap, I, del lib. IV voi. 4 P a S'