Gli encomiatori di Filangieri«pendono molte parole a parlarcidelle sue virtù morali; bastava co-piare poche pagine della sua operaperchè tutti le sentissero. L’amoredegli uomini gli pose la penna inmano, l’amore degli uomini glielaguidò. Or come mai giudicare confredda imparzialità uno scrittoreche t’innamora di sè, che il piùdelle volte in cui errò, errò pel de-siderio di una maggiore utilità ?Ciò non pertanto , mentre alcunilo levarono a cielo, altri gli tolserodal capo la corona del genio lo trat-tarono da ragazzo senza originali-tà è senza esperienza. La biogra-fia di lui sarebbe imperfetta se,lontani dagli uni e dagli altri, nonci adoperassimo, per quanto è danoi, di valutarne il vero meritosenza perdonare agli errori in chefosse caduto; avendo detto eglistesso nulla avervi di più funestoche un errore in fatto di legisla-zione. Speriamo che gli amatoridelle scienze morali non troveran-no soverchie le nostre parole.
Due essendo, come si è detto,gli scopi che Gaetano si proposeatterrare ed edificare, prendiamole mosse dal considerarlo dal pri-mo lato, e qui lo vediamo degnoveramente della nostra ammira-zione e del nostro affetto. Caldodi quell’amore cosmopolitico, chefu sconosciuto agli eroi dell’ anti-chità, che la sola religione di Cri-sto innestò nel mondo, egli assal-ta con tutte le armi della mente edel cuore le ingiustizie, nate daitempi del despotismo, e quelle for-me, che necessarie negli anni gio-vanili della società , le danno af-fanno, come questa a maturità siconduce; e tutte cadono sotto il suopotente ed infiammato sillogizzare.Certamente meglio sarebbe statoche la civiltà moderna, ad imita-zione della romana, se ne fosse sba-razzata a poco a poco con successi-ve e non sanguinose metamorfosi;
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ma se ciò non avvenne , la colpanon è di Filangieri, sì degli cle-menti onde la civiltà moderna ècomposta. Qualche volta egli esage-rò; ma spetta a noi, che quegli a-busi conosciamo soltanto nella sto-ria, coglier cagione del suo esage-rare a chi li vide floridi e baldan-zosi ? Spetta a noi volere la tran-quillità della vittoria in chi si agi-ta ancora nell’incertezza della bat-taglia ? Il secolo presente è stancodelle declamazioni ; vuol conosce-re la verità qual ella è veramente,vuol essere giusto con tutti, comeil secolo che gli andò innanzi contutti fu ingiusto. Avvezzi come noisiamo al metodo severo di Roma-gnosi, il modo con cui da Filangie-ri si tratta lascienza legislativa nonci può piacere (i). Ma egli dovevacosi trattarla, e qui come altrove laindulgenza che gli si usa, dice Be-niamino Constant, è pura giustizia.Le masse non erano ancora entra-te nella vita sociale; se ne stavanocon le mani sotto le ascelle atten-dendo la luce dall’alto. Bisognavapersuadere , commuovere chi do-veva aprire il balcone d’Oriente;e Filangieri fu l’abile avvocato checommosse e qualche volta persua-se. « lo temo sempre, così egli, al-« Iorchè ardisco d’innalzarnii sino« ai re che un Dio mi tiri per le» orecchie e mi gridi: Titiro nonv ti occupare che degli armen-» ti (2) u.
. Da ciò si spiega perchè trattotratto dia in vaghe declamazioni;
(1) “ Fiero, nudo e severo è T uffi-„ ciò della scienza della cosa sociale ...
„ non vi giovano nè le declamazioni„ nè le forme oratorie, ma vi si esige„ un severo e rigido logico procedimen-,, to; si tratta di convincere e non di,, sedurre. Rassomiglia più ad una fa-,, tica di Ercole ( simbolo appunto del-„ l’incivilimento ) che ad una aringa,. di Demostene Romagnosi, p. cit.pag. a 5 o.
(2) Gap. 33 . lib. II, Voi. 2, pag 117,Vedi anche la nota più sopra.