fin solo, sembrava prestarsi me-glio all’ esecuzione delle sue bra-me , era più valido a far passaresulla società il cilindro livellatore,era più facile alle concessioni chenon 1’ aristocrazia ; essendo le co-munità più assai degl’ individuiavare dei loro privilegi (i).
Di tal fatta Filangieri non erròperchè questa volta tenne dietroall’ istinto popolare che voleva unassolutismo atto a porre un fineai disordini e trarre la società allostato normale , in cui ella ne a-vrebbe spezzato la forza quando loavesse riconosciuto inutile o dan-noso ai suoi ulteriori progredi-menti. Ma nel seguire in ciò l’i-stinto del genere umano, seguivaFilangieri eziandio 1’ istinto delsuo genio ; essendoché v’ha unaamicizia, un legame tra il genioed il despotismo -, ambedue voglio-no imprigionare la varietà dellecose nella unità delle loro leggi ( 2 ).Ed è importante l’osservare come aquel periodo di tempo da noi piùsopra descritto, in cui nella storiadello sviluppamento intellettualeregnava sbrigliata la forza del ge-nio, corrisponde nella storia politi-ca delle nazioni quel periodo in cuiil potere monarchico ascese al suopiù alto punto. E questi due perio-
(1) Guardate l’aristocrazia inglese co-me ostinatamente combatte contro i ri-formatori , C non cède se non a palmoa palmo il terreno !
( 2 ) Il difetto dell uniformità è la carat-teristica di una legislazione difettosaFilangieri lib. Il, cap. XII voi. I pag282. “ Il est donc vrai;les grànds génies,, sont loujours obsédés de cette idée,, d’ unité et la poursuivenl sans ces-,, se; voilà Leibnitz qui, après Bacon,„ la réproduit ; dans l’ordre politique„ César, Théodoric, Charlemagne , Na-„ poléon, veulent une uniformità con-,, stante et durable „ Lerminier, op.cit. pag. ì.iò. — Ma leggete anche quelche dice Schiller di Filippo II nella suaStoria della guerra dei Paesi-Bassi ,ediz. di Gratz lom. 28 delle opere pag78--4 • “ lo scopo del despotismo è launiformità
di camminano paralelli nel tempo,finché, mescolatosi l’uno neH’altrde introdotta la letteratura nella po-litica e il genio accostato alla pra-tica, sorse l’uomo meraviglioso chefu l’epilogo di ambedue e in cui ilgenio e il despotismo corsero ad unabbraccio lungamente bramato, efecondo di grandi lezioni al gene-re umano.
L’inganno di Filangieri fu di a-vere creduto necessaria per semprequella centralizzazione delle fun-zioni sociali nella persona del le-gislatore, quella ingerenza ed im-mediata inspCzione che era forsenecessaria soltanto allora (i)j in-ganno degno veramente di scusa,nel quale caddero i suoi stessi cen-sori stimando anch’essi, come si èdetto, necessario in ogni stato dellasocietà ciò che Io era nel tempo eh’essi scrivevano ; e nel quale caderpoteva ogni uomo di genio in for-za di quell’umano istinto di estrar-re dai casi particolari la regola uni-versale. Il popolo solo, per la suapiù vasta esperienza, non è maiesposto in cosiffatta estrazione aderrore ; e quando la sua autorevo-le voce pronunzia una norma , àquesta ogni uomo può ciecamenteaffidarsi.
Ma, per non essere ingiusti nécon la verità nè con Filangieri, nonbasta aver dato uno sguardo al suosistema in generale ; bisogna scen-dere un poco alle parti che lo com-pongono e qui additare alcuni dei
(1) Bisogna però rendere giustizia alnostro filosofo ; egli intravvide la veri-tà e la disse, sebbene nel suo sistemanon 1’ abbia seguita. Nel libro lì, cap.11 della sua opera è scritto: u L’anraii-„ nitrazione dovrebbe adottare per re-„ gola generale della sua Condotta quel„ gran principio : ingerirsi quanto me-„ uo si può, lasciar fare quanto più si„ può “ ; e nel cap. 2/1 : “ senza pre-„ mii , senza incoraggiamenti, senza„ molla fatica si potrebbe tutto otte-„ nere; basterebbe che si togliessero gli
ostacoli