L’arte della danza pantomimi-ca conosciuta da’ Latini era inItalia ricomparsa nel 1^89 quan-do Bergoncio Botta diede a Tor-tona una magnifica festa per lenozze di Galeazzo Sforza collaPrincipessa d’Aragona (1).
Nullameno questa solennità po-co influì sul progresso della mimi-ca italiana continuando per moltianni ancora a sovrabbondare lepiù goffe ed indecenti movenze ;ed a scaudolezzare i lazzi de’ bal-lerini, che pretendavano coi saltidegli arlecchini, dei pulcinelli ecolle bullonerie dei dottori e deipantaloni piacere all’ Italia comese ella fosse vaga di sbalzi insigni-ficanti e non avesse voglia che diridere.
Tale era lo stato della danzamimica allorché alla metà del se-colo scorso apparve a riordinar-la sui teatri di Vienna il celebreHilwerding , che il primo pensòcome l’indecenza dovesse esserescacciata dal teatro acciocché leoneste persone potessero veniresenza arrossare. D’ altra parte sa-pendo che il Vello delle arti li-berali è l’imitazione della bel-la e sempdice natura , sostituì aicaratteri immaginari i reali ca-ratteri d’ artigiani, di contadini ,ungheresi, inoravi, italiani ec. convestimenti e costumi nazionali.
Noverre trasportò in Francia evi fece adottare le utili innova-zioni d’Hilwerding colle sue dan-ze la morie d' Ercole, /’ uccisionede’ propri figli fatta da Medea ela Semiramide di Voltaire. Il suoAgamennone ebbe forti oppugna-tori, fra i quali il nostro GasparoAngiolini, che stampò due letteredirette a Noverre, nelle quali conurbane e ragionevoli censure ,messi da parte gl’insulti venutimolte volte nella critica in luogodelle ragioni, gliene mostrò losconvenienze e i difetti.
(1) Encyclopedie al l. Danse llieatrale.
i 3
Hilwerding chiamato a Pietro-burgo dall’ Imperatrice Elisabet-ta lasciò il teatro di Vienna allecure di Gasparo Angiolini, che vipose in iscena le sue giovanili pro-duzioni. a Nei primi 5 anni, diceegli, altra novità non seppi dare,che de’balli nazionali, i quali com-binati alla mia maniera, altron-de esatti, negli usi e nei costumied oso dire nello spirito stesso dellenazioni, mi produssero un effettoche sorpassò le mie speranze. Glialtri balli storici e favolosi nonavendo io saputo rivestirli d’alcu-na novità, doveano la più granparte del loro effetto all’abilità,eh’ era grande in quei tempi deiballerini esecutori. Non fu chel’anno 1761 che le mie idee inco-minciarono qualche poco a schia-rirsi, a concatenarsi, e a germo-gliare fra loro. Quindi dopo mol-te difficoltà di vario genere ritro-vai senz' aiuto e senza esempio laStrada fiorita di trasportare in pan-tomimo una commedia, un dram-ma, e poco dopo una tragedia lu-terà. Diedi adunque l’anno ìyGiil ballo Don Giovanni al program-ma del quale accompagnai una dis-sertazione, ove la teorica sorpassa-va la pratica, perchè in quel tem-po la lettura m’avea più insegna-to, che 1’ esperienza ».
» L’anno 1-62 diedi un’altranovità suggeritami dagli antichi,questa fu di trasportare in ballopantomimico Citerà assediata ....In questo lavoro incontrai non po-cadìflicoltà per avere voluto serba-re la musica già fatta senza intro-durvi neppur una nota forastiera,malgrado la nuova tessitura e lagrandissima restrizione che io fecidel dramma e della musica stessaQuindi procurai dispogliarmi d’o-gni sorta di pregiudizio, scossi ilgiogo della tir annia, abbandonai laservile imitazione, e riconoscendonell’ arte le bellezze della naturapresi quella per guida questa per