V
rifece più ampia in elegante idio-ma latino, ( ma che ancora inedi-ta si rimane a detrimento della ra-vennana istoria) nella quale si am-mira il suo molto acume d’ inge-gno, e la profonda cognizione del-l’antichità; perchè fu lodata gran-demente dall’idi. Lami, e da quan-ti ebbero cagione di favellarne.Ragiona essa de’ pregi dell’ anticaRavenna, e viene noverando que-gli edilìcii che a civile uso innal-zati, stettero testimoni per moltisecoli a fatti quando lieti c riden-ti, quando tristi e lagrimevoli. Quiera un ludo gladatorio: là una fab-brica d’ armi .- teatri , basiliche ,anfiteatri , reggie , sepolcri ... Iditanti profani edifici nobilissimialtro non vedi che un picciolo a-vanzo del reale palagio di Teudo-rico, ed il sepolcro che quel va-loroso e savio re ostrogoto volleeretto a sè vivo: monumento invero unico cd ammirabile.
Ma dove lascio io i Commenta-ri! latini elegantissimi sulle No-velle leggi del giovane Teodosio edi Valentiniano terzo? Da grantempo i giureconsulti d’ Europadesideravano di l edere in istampae chiarite di buone illustrazioniqueste Novelle, che Lionardo Ada-mi da Bolscna aveva detto esseremanoscritte in un codice della bi-blioteca Ottoboniana di Roma. Leaveva vedute e trascritte il eh. En-rico Brenckmanno, le aveva pro-messe al pubblico Gio. DanieleRittero, ma La gloria (Giornale deiLetterati di Pisa 1771- Tom. III.Art. IV. pag. 111.) di stampare Laprima volta le suddette Novelleera tutta riservata alla nostra Ita-lia, ed al eh. doli, sintomo Zirar-dini giureconsulto ravignano. Eaggiungono que’ giornalisti ave-re il nostro autore illustrate le det-te Novelle con tanta copia di dot-trina, di erudizione, di giurispru-denza, clic por questa opera nonha più 1 ’ Italia a invidiare alla
Francia il Gotofredo. Nè a questoè punto dissomigliailte il giudizioche ne hanno dato uomini sapien-tissimi, e che io potrei qui recarese 1’ amore della brevità non mene distogliesse. Un anno dopo cheil Zirardini ebbe fatta stampare inFaenza la suddetta opera, 1’ ab.Cristoforo Amadnzzi pubblicò inRoma queste stesse Novelle con lesue dichiarazioni, e volle far cre-dere ( dice il Marini nell’opera deiPapiri diplomatici stampata in Ro-ma pag. 24.7. 248. ) di non aver let-to il libro del giureconsulto ra-vennate, che pur aveva tutto co-raggiosamente espilato.
La fatica che ’1 nostro Autoresostenne nel condurre quest’ope-ra gli ebbe sì affievolite le forze ,che cadde ammalato, e fu in pe-ricolo di morirne. Ala appena vi-desi un po’ rifiorire nella sanità,tornò agli studi, che erano per luila ricreazione più soave, anzi ilsolo conforto della sua vita. Ven-nergli alle mani due brani d’auli-ca istoria, d’autore ignoto, che En-rico Valesio pubblicò nel i 65 fc>, csono conosciuti sotto il nome diAnonimo Valesiano. Da questi o-puscoli ei raccolse molte memoriead illustrare la patria istoria, enon è da domandare se gli fosserocarissimi. Alcuni dotti avvisavanoche ’1 trionfo celebrato in Romae in Ravenna F anno 5 iq ( di cheè memoria nell’ Anonimo soprad-detto ) fosse stato fatto con la pom-pa degli antichi trionfi de’ consoliromani. 11 Zirardini tenne con-traria sentenza ; congetturò nonessere stato che una festa magnificalatta per quelli che venivano leva-ti alla consolar dignità dai re goti,dopo conquistata l’Italia. E que-sto gli fu argomento di scrivereuna erudita dissertazione italiana,che lesse egli stesso nella societàletteraria di Ravenna, la quale eraallora in sul nascere, ina che noirdoveva durar lungo tempo.