Band 
[Volume primo e volume secondo.]
Seite
38
JPEG-Download
 

38

ricordare: omettiamo alcune ora-zioni funebri, ecl una pel feliceritorno di Pio VII alla sede pon-tificia (i) e la traduzione deli’^4/-ceste di Wieland, e d'altre poesietedesche,come scritture di piccio-lo conto. Vorremmo piuttòsto ac-cénnare alcune brevi polemicheeh’ egli scrisse in causa propria ,e nelle quali non manca il frizzoe il calore necessario a quel gene-re di letteratura. Una risposta fe-ce egli a certo giudice Brocchi, cheaveagli censurato il Terremoto iliMessina , un altra a certo profes-sore Cabrusà, che notò le imper-fezioni dei primi canti dell’Enei-de volgarizzati. Un terzo liber-colo di egual tenore, col titoloMazzo di fiori combatte le osser-vazioni pubblicatesi nella Biblio-teca Italiana intorno 1’ opera sulTeatro tragico italiano. Non sitrova in queste r-isposte, nè grandeacume, nè bellezza distile, ma cer-ta naturale impetuosità che ritraemolto bene il carattere dello scri-vente, e non lascia di piacere ( 2 ).

( 1) A maggiore esattezza bibliograficanoteremo, che il Pagani scrisse 1 ' Elo-gio di Mone. Lucio Dogiioni-, Vicenza,1784 in 8; un Elogio del Padre Clemen-te — un Elogio del Vescovo Sandi —un Orazione panegìrica di S. Bernar-dino dì Siena, ancora inediti ; ed unDiscorso del funerale di Antonio Mia-fi ; Belluno, i 8 j 3 in 4 -

(2) In un Invito a slampa dal Paga-ni pubblicato in Venezia nell’anno 1I19per aprire un’Associazione alla raccoltedi tulle le sue opere annunziò anche leProse seguenti, che rimangono fra’ suoimanoscritti.- Sull'influenza delle scien-ze, lettere ed arti al ben essere delleSazioni — Annibai Caro e Vittorio Al-fieri, due Dialoghi dall' altro mondo —-Altri r/uatlro Dialoghi — Risposta alla•critica dì G. A. B sul Terremoto diMessina —Lettera sulla mia TragediaClotilde — Lettera sulla Polissena , al-tra mia Tragedia — Prefazione Acca-demica di sacro argomento — Conside-razioni sopra il Siroe di Metastasìo —Le lagrime di Egeria cittadina di Mi'telone, Novella greca.

Quale ne’suoi scritti, tale fu an-che nella vita. Non sofferse che glifosse contraddetto checchessia dapersona, o si ricattò di un osser-vazione, fattagli anche tranquilla-mente, con indicibile virulenza.Sentiva di sè altissimamente. Det-togli da un nostro amico, a cui sinominò, che si recava a piacere difare la sua conoscenza, montatosulle furie, soggiunse: devo esser-le conosciuto prima d’ora; mi sipuò odiare o spregiare, ma igno-rarmi non v’ è chi lo possa. Notisiche l’amico a cui parlava non siimpacciava in cose di lettere piùche tanto. Questa alterezza e que-sta intolleranza gli fruttarono ini-micizie non poche, e non gli la-sciarono metter lunga radice nellevarie città, ove per cagione di stu-di o di divertimento si condusse avai'ii tempi. Venezia, Milano, eFirenze, per le quali passò a ma-no a mano, hanno un solo concet-to della sua facilità ad irritarsi,della pertinacia con cui sostenevale proprie opinioni, dèlia fran-chezza con cui rinfacciava ad o-gnuno quello ch’egli presumevafosse malignità od ignoranza. Ciòrendeva offuscate, e molte volteaffatto perdute le belle qualità delsuo animo. Che invero in questouomo l’amor proprio eccedentenon fu scompagnato da certa no-biltà, che non lo abbandonò nem-men quando le condizioni dellasua vita si fecero assai difficili.Sebbene aspro e violento, sapevaessere all’uopo fino e grazioso. Ba-sterebbe per saggio di quanto gliaveva conceduto natura a rendersigradito nella conversazione, inmaniera assai meno frivola di quel-lo sogliono il' più delle volte glispiritosi del bel mondo, citare quelsuo Amore cappuccino , che

A notte buj»,

Con pioggia e Vento,Venne al conventoBell’ Allelu)a, ec.