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[Volume primo e volume secondo.]
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?) suoi sudditi, ruole che sia a tut-v ti nota la sua leale, e sincera con-« ciotta, e la protesta che fa al co-n spetto di tutti di non aver dato« motivo alle disavventure che so-?> vrastano agli amati suoi suddi-« ti, alla fedeltà ed all’ attaccamen-» to dei quali essa corrisponde mai» sempre con affettuosa tenerez-» za. « Damiano d'ordine di S. M. -Ad un atto cosi nobile e degno,che riscosse 1’ammirazione di tut-ta Europa, non aggiungeremo al-tro comento, se non quello che sidesume da una lettera, tuttora ine-dita, scritta dal Priocca istesso alcelebre Abate Denina (i): Persua-so intieramente, egli dice, che nonera più tempo di far difesa, io det-tai quello scritto sul solo principiotout est perdu hors de l’honneur.Per salvare l'onore del Re noneravi altro a fare che smentire lemenzognere accuse che gli si ap-ponevano dC infedeltà e tradimen-to. Innocente qual era, poteva iolasciarlo perire vittima della sualealtà in aspetto di reo ? Si mora,diss' io, giacche lo vuole Iddio,ma senza taccia di viltà almeno,e senza V infamia d' aver sagrì-fcato i sudditi ; dicasi il vero: ac-cada ciò che vuole. Che tale uni-camente sia stato il mio scopo lomostra chiaramente il tenore cir-cospetto e moderato del mio scrit-to, in cui non vi è motto che invi-ti alla difesa. Io non so veramen-te qual più illustre esempio di vir-tù pubblica e di valor civile sipotrebbe addurre di questo. E afarne più evidente la prova s’ag-giunse la vendetta degli oppresso-ri, onde il Re nell’ atto di rinun-cia all’esercizio d’ogni potere fucostretto a disapprovare la pubbli-cazione della proclamazione spar-ii). L’autografo sta presso il chia-rissimo signor Ab. Cavaliere CostanzoGazzera Socio e Segretario della R. Ac-cademia delle Scienze di Torino — Ladata è del 16 di Gennaio idi*.

sasi dal suo ministra, ed ordina-re al Cavaliere Damiano di ren-dersi alla Cittadella come garan-te della sua fede, e della sua fer-ma intenzione che alcun ricorsodi qualunque natura non avrebbepotuto essere portato contro quel-l'atto di rinunzia (i). Ed il Mini-stro fermo sempre nel suo propo-sito di nulla rimettere della digni-tà dell’ officio tenuto, devoto inogni fortuna al suo Re s’ avvia al-la Cittadella, dopo aver compitogli atti di religione ed aver disposto delle sue sostanze, ignaro del-la sua sorte futura, passando a pie-di per le vie più popolose della cittàal cospetto di quelli, coutro cui a-veva fatto solenne protesta di tra-dimento. Due mesi stette in quelcarcere, dove dalla religione e dal-la filosofia traeva tali conforti, chenulla lasciavano in lui trasparirede’patimenti che tollerava per l’in-salubre condizione del luogo. Ven-negli d’ improvviso davanti ungiorno un incognito e minacciollodi morte se d’opinione palesementenon si mutava ; ed il Priocca altronon rispose a siffatta tracotanza,se non che di nulla essendo colpe-vole di nulla aveva a scolparsi ; edi nulla più fu ricerco. Gli fu quin-di ordinato di ridursi a Grenobledi là a Digione dove erano moltistatichi Piemontesi . Poco stantegli fu permesso di recarsi in Ispa-gna. Dimorò alcuni mesi in Bar-cellona ; di là sciolse per la Tosca-na, colà erasi pure condotto il Redi Sardegna mentre pareva vicinoa riaprirsi a Lui 1’ adito de’ suoidominii di terraferma j il Cavalie-re di Priocca rivide il suo Princi-pe, e ricusò un assegnamento chequegli far gli voleva, dimostrandocosì che gli uomini d’animo gene-roso rifuggono anche dal riceverele liberalità de’ sovrani quand’ esse

(i) Parole dell’ art. 3. dell’ atto 9 de-crmbre 1798.