68
ma non fu vero. Non condussemoglie, non ebbe figliuoli ; ma ipoveri, che in Vita e morendo lar-gamente beneficò, lo piansero co-me loro padre. Dispose nella suaultima volontà che i suoi libri, lestampe, i disegni, le medaglie, glistrumenti matematici, geometri-ci, idrostatici, e le cose pertinen-ti alla civile e militare architettu-ra, alle arti belle, all’ agricoltura,alla istoria, ai mestieri, tutto fosseposto nella biblioteca di Classe autilità de’ suoi cittadini. Lasciòche il suo corpo fosse umilmenteseppellito nella chiesa di santa Ma-ria Maggiore, e volle scritte soprala pietra del sepolcro queste paro-le : n Camillo Morigia, ultimo diUsua famiglia, si raccomanda alleU vostre orazioni u. La pietà di Bar-bara e Francesca sorelle di lui,eredi della sua sostanza, gli eresseil bel monumento, che nella so-praddetta chiesa si vede, dov è laeffigie del Morigia seulta in mar-mo, con elogio latino sincero edelegante, che ricorda a chi leggele site desiderabili virtù.
Di questo illustre architetto ra-Vegnano abbiamo a stampa unaLettera al conte Ippolito GambaGhiselli sopra l’architettura dellaRotonda di Ravenna - Faenza, Ar-chi, J767 - E' stampata nel librointitolato : Confutazione della Ra-venna liberata da' Goti , o sia Me-morie del conte Ippolito GambaGhiselli patrizio ravignaiio sul-l'antica Rotonda ravennate pro-vata opera e mausoleo di Teodo-rico re de’ Goti.
Filippo Mokdìni.
RONDINETTI (Lorenzo),nacque in Ferrara l’anno 1739 diAlessandro Padova e Bona Genti-li ebrei, che lo chiamarono Saio-mone : era in età di ragione quan-do in una co’ genitori fecesi cri-stiano a’26 novembre 1752: prese*1 sacro fonte i nomi di Lorenzo
Giovanni Pietro, e d»I patrìnomarchese Giovanni Rondinetticanonico decano della metropoli-tana ebbe il cognome di Rondi-netti. Di 16 in 19 anni entrò allareligione de’minori conventuali,e fu mandato in Assisi, dove poso1’ animo agli studi: fatto sacerdo-te venne reggente di teologia aigiovani confratelli in Ferrara, epassò a Roma reggente di s. Bo-naventura. Datosi alla predicazio-ne destò assai grido di sè, e fuammirato a Roma a Napoli a Ge-nova a Firenze e da ultimo a Mo-dena. Ancora meritò di esserechiamato da Ercole III a dettareistituzioni di perfetta poesia 0belle lettere nel ducale collegiodi s. Carlo di Modena, nel qualeulicio, che più anni sostenne, tro-vavasi del 1796 col grado ancoradi prefetto generale e rettore del-la congregazione per le scuoleminori. Nel 1799 quando tuttoera pericolo temè di rimaneresenza pensione, cioè a dire senzasostentamento j perchè egli scrisse a personaggio di dignità ricor-dando essere figlio al convento diFerrara, benché avesse studiato eprofessato fuori del territorio del-ia repubblica, e pregando almenodi ottenere 1’ impiego allora va-cante di primo custode della bi-blioteca in Ferrara. Ma sciolto ilsuo ordine in quella generale per-turbazione, egli pose stia stanzain Modena, e fu tutto ne’ carisuoi studi. Tra gli arcadi fu Yi-dasio Leuttroniense , e tra gli a-bnrigeni Demetrio Magnesio ;ebbe nome se non tra i poeti, trai verseggiatori del secolo, e lo me-ritò. 11 cardinale A. M. Durini lodisse Francisciorum prima luxsodalium —— Idemque jure itali -cae princeps lyrae : e la celebreBandettini cosi scriveva di lui aleh. monsignor Muzzarelli : eraRondinetti buon amico, di un ca-rattere irreprensibile, modesto a