i ót)4 • Gio. Battista Pindemontee Altadonna marchesa Spolverinidal Verme ne furono i genitori.Venne raccomandato per 1’ educa-zione alle cure dei Gesuiti di Par-ma, e cominciò assai di buon’ora adar prove d’ingegno e di gusto perla letteratura. Egualmente familia-ri gli furono l’italiano e il latino,sì che avendo a metter in luce unlibro di poesie per le nozze e pelprimo parto della Contessa Teo-dora Turco maneggiò i soggettistessi nelle due lingue con invi-diabile eleganza e facilità. Anzi, adimostrazione della pratica nonordinaria che aveva preso nel det-tare latino, volle cangiare fino atrenta-volte il metro delle suecomposizioni, e non pure di ciòcontento, unì a quella prima te-stimonianza un’ altra non menoefficace, un trattato cioè nel qualecon soda e conveniente dottrinadiscorre intorno la teorica de’me-tri suddetti. Non fu tanta la lodeche riscosse per le poesie, chemaggiore non gliene venisse da-gl’ intelligenti, che allora non e-rano pochi, per questo trattato.Da parecchi si ride ai dì nostri disimili studi, e certamente vi ave-va in essi alcun che di superfluo,e in cui tra lo sfarzo e l’utilità ve-dovasi vantaggiato il primo a sca-pito della seconda; ma e dalle let-tere odierne sono sbandite le su-perfluità tutte? O non piuttostoalle antiche surrogate delle nuo-ve, che non hanno neppure per-se il privilegio della consuetudine,ossia l’addentellato nelle classichericordanze? Ma di ciò non è bellodiscorrere in una semplice biogra-fia. Un numero non piccolo dipoesie, oltre le surriferite per lacontessa Teodora, e qualche altrache sarebbe prolissità il ricordare,dettò Marc’Antonio, ma uon sidiede briga alcuna di pubblicarle.Nè manco si curò di scriverle , fi-dando nella propria memoria, la
quale per verità fu in lui singola-rissima , e degna che i suoi bio-grafi ne facciano ricordanza. IlMaffei soleva darle f epiteto d’in-comparabile , e il Lorenzi in unasua Laudazione, scrittagli dopomorto, non dubitò di chiamarlasenza confini. Di nessun puntod’istoria antica e moderna, latinae greca (pigliamo pressoché le pa-role della Laudazione sopraindi-cata) sarebbesi potuto interrogarloche non avesse saputo risponderescrittore, secolo, anno, giorno, permodo da dover credere, che, nonletto, ma veduto avesse cogli occhipropri, e ascoltato, e per poco nondirei maneggiato , le cose di cuiparlava. E non era questa una opi-nione amorevole, come accade be-ne spesso di certe rare doti di certepersone, che tanto sono stimatopossedere quella lai loro singolareprerogativa quanto ne corre la vo-ce, e qualora poi vietisi ai fatti, cioèall’esperienza, o ci abbisognano gliaccordi come a’cerr-etanì, o il pre-stigio va a terra ; lina quanto voci-feravasi della meimoria prodigiosadel Pindcmonte , mentr’ egli vi-veva , e quanto lui morto narra-vano i suoi lodatori e biografi, eb-be il suggello della più solenneautenticità. Fu un tale che legge-va per caso gli Annali d’Italia, edessendo interrogato dal Pinde-roonte dell’anno al quale trovava-si colla lettura , si udì ricordareper filo gli avvenimenti tutti inesso anno successi, come, non e-gli, ma il Pindemonte fosse sta-to che allora allora li avesse let-ti. Quando questo e altri similifatti si ponessero fra que’casi for-tuiti, pei quali anche un meritocomune , giovato dalla bizzarriadella sorte, sale ad essere reputa-to de’ straordinari, non si potrànegar fede e maraviglia a quantofe’ vedere di se il Pindemonte ne-gli ultimi anni di sua vita. Inde-bolito nella vista, non era più