Band 
[Volume primo e volume secondo.]
Seite
180
JPEG-Download
 

nella Raccolti ? dì lutti gli anti-chi poeti latini con la loro ver-sione nell' italiana favella, pub-blicata in Milano; anzi, non oheimprenderlo, il lavoro era di giàcompiuto, prima che l’altro con-simile della Raccolta fòsse stam-pato , cioè lino dal i fòo. Sicchénon può contendersi al Pinde-monte l’onore di essersi posto sen-za sussidio di traduzioni anterioria tentare le difficoltà dell’ opera;onore non piccolo , consideratal’indole dell’ originale, in cui lescabrosità per la piena ed esattaintelligenza del senso non sonopoche. Oltre lo smarrimento dibuona parte delle note, di cui ab-biamo parlato , fu cagione che ilmarchese Marc’ Antonio rimanes-se dal metter fuori il suo libro ilvedere esser corso da altri in que’giorni stessi lo stesso arringo, percui non poteva sicuramente scan-sare F odiosità de’ confronti . Alache di questo confronto non doves-se temere, preso a dimostrarlo ilnipote suo nella suaccennata prefa-zione, in cui, arrestandosi a solipochi versi del primo libro, e pre-cisamente i primi, nota inesattez-ze d’ogni maniera, che certo nellatraduzione di Marc’Antonio nonsono. Confessa però che potrà sem-brare ad alcuno non conservarsinemmeno nella versione di Alar-cantonio una perfetta inerenza coltesto , e clic le sentenze si tro-vino talvolta allungate da quelleche appariscono nell’originale; senon che intende giustificare que-ste mende avvertendo che la ma-niera di scrivere, rotta forse un po’troppo e concisa, di Valerio Fiacco,ina di cui per altro non poteva la-gnarsi. la lingua latina, non erada conservarsi la stessa nella lin-gua italiana, che certo non avreb-be ciò tollerato. In questa, e in al-tre opinioni del cavaliere Ippolitosparse nella prefazione suddetta,facilmente converrà ogni assenna-

to lettore, solo che avesse tempe-rato alcun poco l’agrezza di quel-lo spregio, con cui nè marno sicura indugiarsi a parlare circa laelocuzione ed il numero della ver-sione milanese . Abbiamo lettoquella versione, e davvero che notici sembra meritevole di così asso-luta dimenticanza. Marc’ AntonioPindemonte è più continuamentecorretto e fedele, ma non manca-no luoghi in cui resta vinto p-releganza ed efficacia dal competi-tore. Non fu la sola Argonaulicaeh’ egli traducesse dalle dotte lin-gue antiche alla volgare , ma e laBatracomiomachia di Omero, ele Troadi di Seneca, toccando co-si i due disparati punti della poe-tica, 1’ estremo dolore della trage-dia, e 1’ estrema allegria del poe-ma giocoso. Non è a nostra noti-zia, e non ne troviamo indizio ne-gli scrittori da noi consultati, chequeste due traduzioni venisseroin luce. Lo studio della poesia noitenne tutto, ma sì quello dell’o-ratoria ebbe non poche delle suecure. Amico al Mallòi, nt; deploròla morte con una orazione, la qua •le non so che fosse stampata. Tro-vo memoria di alcuni suoi discor-si sopra lo stile e intorno alle re-gole della poesia epica e dramma-tica, letti nell’Accademia filarmo-nica di Verona, ma intorno questipure non trovo chi parli di stampa.

Fin qui del marchese Marcan-tonio in quanto letterato, in quan-to uomo nulla vi ha di onorevoleche non possa essere scritto di lui.Le lettere , tuttoché le amasse diquel molto e continuo amore ches’è veduto, non gl’impedirono divenire sollecito alle necessità dellapatria, di cui prese sopra sé nonpoche delle più cospicue , ma adun tempo più malagevoli magi-strature. I‘u più volte provvedito-re, fu conservatore delle leggi , fuesaminatore de'causidici,de’vi cari,e de’giudici, e ciò che vuoisi più