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[Volume primo e volume secondo.]
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del 28 al 2g dicembre 1 833 , scododi 79 anni, e quasi dieci mesi. Lepoche sue robe lasciava in ereditàad esimia gentil-donna, onde piùliberamente avesse a disporre dimodeste beneficenze, a render piùlarghe le quali ordinava che il suocorpo fosse con umili esequie se-polto ; e quella volontaria povertàera più eloquente di ogni pompo-sa solennità di funerale. La suamorte fu lagrimata da buoni : edil suo nome rimarrà caro ed ono-rato alla patria* all Italia, ed almondo, finché i paci li ci coltivato-ri de’ buoni ed utili studi merite-ranno essere nel cospetto della po-sterità perpetuati.

GlANFilANCESCO RaMBELII.

VIVIANI ( Quiiìico). NacqueQuirico Viviani in Soligo villag-gio del Trivigiano oltre Piave. Iprimi suoi studi non furono, e nonpotevano essere nè squisi ti nè mol-ti , al che si opponevano le condi-zioni ristrette di sua famiglia, equelle del tempo non punto favo-revole al buon gusto. Un uomo peraltro viveva in Padova, anzi perpoco non possiam dire che pri-meggiasse fra i cattedranti di quel-la Università. Quantunque 1 ’ in-troduzione delle nuove dottrine, dacui il buon gusto e la nazionalitàdelle lettere italiane riconoscevanola propria rovina, si dovesse a luiper gran parte, era rispettabilecome letterato per sovrabbondan-za d’ingegno, e pel nobile e insi-stente calore con cui molte altrenuove ed utili dottrine aveva pro-mosse : più rispettabile ancora co-me uomo, rendeva in se stessosensibil ragione del perchè sì chia-mino umane le lettere, e fra imolti pregi dell’ anima sua ge-nerosa e gentile era principalis-simo 1’ incoraggiare e procaccia-re avviamento a quelli fra i gio-vani da cui sembravagli che glistudi e la nazione avessero a ri-

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trarre un qualche futuro vantag-gio. Quest’ uomo tutti intendonoessere Melchiorre Cesarotti. Ab-battutosi in lui il giovinetto Vi-viani ne ottenne insegnamenti econforti, come quegli che sveglia-to d’ingegno dava indizio di po-tere secondare le magnanime in-tenzioni di un letterato protetto-re ed amico. Sarebbe da doman-dare se la conoscenza del Cesarot-ti, e la cooperazione di lui allaformazione del gusto giovanile,come a molti altri alunni , cosipure fosse pel Viviani più utile opiù dannosa; ma lasciando da par-te ciocché non potrebbe essere al-tro che congetturale, certo che perla stima e per l’amicizia cosi su-bito manifestatagli dall’ uomo fa-moso il giovane Quirico s’infer-vorè negli studi e li prese a pri-ma, anzi continua occupazione ditutta la vita. Una delie intenzionipiù lodevoli nel Cesarotti si erasenza dubbio quella di iàr cam-minare le lettere a Iato il secolo,intenzione che si vede, sebbenealcuna volta esagerata , transfusain quanti giovaronsi della sua scuo-la. Ora quel tempo era distinto permaravigliose , e per tutt’ altri ar-rischiate imprese militari del mo-struoso conquistatore dei nostrigiorni, a cui gli anni avvenire,stupiti del quanto egli operò inpoco tempo, più ancora stupiran-no del non poter vedere a che riu-scisse quel tanto e cosi affrettatooperare: tutto concitazione ed e-saltamcnto di spirito; un fare bal-danzoso e sollecito in ogni cosa ein ogni persona; un aspetto diguerra, come nel resto, cosi purnelle lettere. In relazione adun-que all’indole dei tempi, se nondell’abito sacerdotale dal Vivianiindossato, furono le canzoni mili-tari, primo lavoro ch’egli pubbli-casse, in Brescia l’anno 1807, e alquale, perchè si vegga subitoquanto dovesse essere accetto al