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[Volume primo e volume secondo.]
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calore si applicò alle lettere, allafilosofia, alla matematica, alla bo-tanica, alla chimica, alla chirurgia,« con più trasporto o successo allamedicina. Onorato dell’alloro dot-torale, lasciate le sponde del Bren-ta, c<tQ fortuna in Ragusa comin-ciò ad esercitare 1 ’ arte d’ Escula-pio„ Di ritorno dalla Dalmazia, ilJMacoppe scelse a suo soggiorno Ve-nezia, e gli fu dato d’ ottenere lagrazia del principe Alessandro Far-nese, ohe comandava la cavalleriadella Bepubblicu; ilqnalechiestolosuo medico, seco il condusse nellaspedizione militare della Dalma-zia. Gol Farnese, fornita quellaguerra, vide la Spagna, ove, consuo dolore, morte gli rapili suo me-cenate. 11 nostro scrittore però, a-nimato dal vivo desiderio di arric-chirsi la mente di nuove cognizio-ni, continuò i suoi viaggi Quindivedute le Fiandre passò in Fran-cia, e a Montpellier ristette ; doveusando coi dottissimi medici diquella rinomata scuola, collo stu-dio della chimica e colie moltipliciosservazioni da sè latte nella va-rietà delle malattie, e in particolarmodo del mal sili litico e dello scor-buto, acquistò tante e sì squisitecognizioni, che fu poi riputato, perle cure massimamente di questimali, uno dei migliori professoridel suo tempo (i). Preceduto da it-ila faina non dubbia, il Maeoppetornò ai patrii lari nell’ anno iGqó,e otto anni appresso, cioè nel 170’»,fu eletto olla cattedra de’Semplicinello studio padovano ; scuola perlui tenuta fino'al 1 7 16. u Edallorasi (scrive il Chiappa (2) ^ a dispetto3 t di tanti invidiosi ed emuli che si35 erano suscitati contro il nuovo e33 semplice suo metodo di medica-li re, venne fatto professore di me-li dicina pratica in quella Univer-

(1) Chiappa Notizie intorno al Ma-coppe, premesse agli Aforismi de' qualisi dirà in appresso.

(2J Lue cit.

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» sitò; nel quale nobilissimo im-» piego durò fino alla morte, con« utile suo non tenue, e con pro-li fitto sommo de’ suoi allievi e dei>> medici stessi che a gara conve-11 ni vano alle sue lezioni. «

Levata in tal guisa di sè alta ri-putazione, precipuamente nel cu-rare il mal venereo col mercurioda lui in più maniere preparato, ilquale a quel tempo non era usatodai medici, è cosa portentosa a cre-dersi il dire quanti a lui 1 icorreva-no, come ad un novello Esculapio,da tutta Europa personaggi e prin-cipi, certi di aversi in lui non pu-re un medico valentissimo, ma unpadre nlfettuoso. Le acque euganeetermali già a cielo lodate da moltiscrittori antichi, furono eziandioda lui adoperate in più malattie 5o le dotte sue osservazioni per in-vestigarne la qualità e la forza, Ioposero nella felice situazione di fa-re delle importanti e sicure gua-rigioni: ond’è ch’esse sono anchea’giorni nostri per cagione di luiin grande uso, e direi venerazio-ne. Fu il Maeoppe colto da mortenell’ ottantesimo secondo anno delviver suo nel giorno to agosto del‘ 744 , lasciando ai quattro suoi fi-gli, ch’ebbe dalla diletta sua spo-sa Anna Maria Fabris, un ricco pa-trimonio. La malattia da cui fu ra-pito fu una infiammazione di pet-to, che in due giorni lo fece uscirdi vita. « Egli (dice il Gennari (1) )

» così mori come era sempre vis-si suto, cioè coi motti e coi ribo-11 boli in bocca: Fac tibi consue-ti scat , nil consuetudine raajus, di» Ovidio ; e del nostro Petrarca:

1* A’è natura può star senza il co-ti stume ; tanta è la forza dei buo-11 ni o cattivi abiti ! Si racconta che« morendo lasciasse, come per una11 carità, alla sua serva un libro sigil-li lato, in cui altro non erano sent-ii te che queste parole ; Acqua ,

(i) Lettere. Venezia i 32 g, pag. 4 U >