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miserabile condizione di prigio-niero, serbato allo voglie d’un po-polo, che non si era per anco eman-cipato dai sentimenti di barbarie.
Depositato dapprima nel con-vento di Wilna meritò le cure diquei monaci, che nulla ommiseroper consolarlo nella sua dura si-tuazione. Quindi tradotto a Pie-troburgo ebbe per prigionia la cit-tà senza che gli fosse conceduto diaver nuove de’ suoi parenti, ne’dipartecipar ad essi una parola diconsolazione. Fortunatamente inquella circostanza le arti appresenella gioventù vennero in suo soc-corso. Già esperto nell’arte dellapittura prima che il grido dellearmi lo togliesse dal suo tranquil-lo soggiorno, fu obbligato a mette-re a calcolo i guadagni che potreb-be ritrarre da questa sua abilità.Infatti datosi di proposito alla pit-tura condusse a termine alcuni ri-tratti, che gli fornirono un onestoprofitto, profitto ch’egli divise li-beralmente fra i suoi compagni disventura.
Ma era vicino il tempo della suafelicità . La colta principessa Ga-linsclti di Pietroburgo, invogliatadalla fama del valente italiano ,bramò di avere da lui il proprioritratto. Il ritratto fu condotto conesito si felice, che da quel momen-to la casa della principessa fu sem-pre aperta al pittore bergamasco,che vi veniva accolto colla più cor-diale cortesia. Intanto i suoi modiurbani , la bellezza della sua per-sona, la simpatia che desta la con-dizione degl’infelici, suscitò unamore segreto nella figliuola dellaprincipessa, segreto a tutti fuor-ché all’ oggetto che lo avea desta-to . Appagati i desiderii de’duegiovani, e fermata nel 1814- la pa-ce tra Russia e Francia , il prigio-niero riebbe la libertà e colla spo-sa rivide il ridente cielo della suapatria e la famiglia che lo aveapianto per morto.
Poco dopo il su ori torno si ricordòdi quelle anime cortesi che lo avea-noconfortato ne’giorni dilla sua di-sgrazia e principalmente de’pieto-si monaci di Wilna . E volendo acostoro porgere un segno della suagratitudine , mentre s’inebbriavanelle voluttà di sposo e di padrecondusse a termine un Q.iadro rap-presentante s. Vincenzo Ferre-rie» destinandolo appunta in donoa quel convento . Questo quadroesposto in Brera meritò le lodi de-gl’ intelligenti. Ma dove il Terzimostravasi singolarmente ammae-strato era nel dipingere in minia-tura, e molti suoi lavori possiedo-no la moglie e gli amici
Parea che la felicità sua volessefavorirlo per un lungo corso d’an-ni, quando un’angina lo condusseal termine della vita in Milano il9 aprile 18x9 nel 34 ° anno dell’etàsua, lasciando in molto dolore echi avea conosciuto il suo merito epiù chi avea conosciuta anche lasua persona.
Ignazio Cantu'.
GIOVIO (Giambattista). Nel1784 il conte Giambattista Giovioraccoglieva notizie intorno a’suoicompatriotti, e le stampava col ti-tolo di Dizionario Ragionato de-gli uomini della comasca diocesinelle arti e nelle lettere illustri :e fra questi annoverava sè stesso.La posterità gli assentirà quel luo-go ? Certo sì, qualora lo si parago-ni a tanti altri, poco o nulla cono-sciuti , eh’egli v’introdusse: mase guardiamo all’universo sapere,ci correrà al pensiero il motto cheegli medesimo avea spesso sullelabbra : Non si va alla posteritàcon tanta farraggine di roba.
Discendeva egli dalla famigliache diede a Como lo storico Bene-detto , e a Roma il troppo famosomonsignor Paolo Giovio; e nacquein Como il io dicembre 1 dalconte Francesco Maria, e daFelicia