sorelle. Fu iniziato negli studi, daprima in un privato liceo, indi conmiglior profitto fra le mura dome-stiche dallo zio paterno GirolamoNegri ex-Gesuita. Ad altro ex-Ge-suita Giuseppe Marsili andò debi-tore della istituzione scientifica edella conoscenza della lingua gre-ca. Tocchi appena i venti anni sitrovò padrone del proprio tempojfortunato in ciò, che uè la paternavolontà, nè il bisogno, nè la pro-pria sua indole il chiamavano apubblici uffici. Provveduto dallafortuna di largo censo, e privilegia-to dalla natura di valido ingegno,di tranquilla indole di animo , aidolci e virtuosi affetti sempre in-clinato ed aperto, visse placida-mente la sua vita, dividendola fragli studi, di cui era ingenuo edassiduo coltivatore, fra le cure do-mestiche, fra le care consuetudinidella parentela, dell’ amicizia, del-la cittadinanza. Dei principii e deiprecetti della religione era osser-vatore geloso j conversava di buongrado co’suoi pari e cogl’inferiori,e schivava il consorzio de’ grandi,più che per alterigia per modestia,e per una sua intima avversionead ogni maniera di vanità. Le uma-ne passioni tanto sentì, quanto ba-stogli a divenirne esperto e a di-fendersi dai loro pericoli j nemicodi ogni contesa civile @ letteraria ,non rispose alle osservazioni chesulle sue opere si facevano, giusteod ingiuste che fossero, e col silen-zio e col disprezzo si vendicò diqualche inurbano censore ( 1). Sen-tendosi di umore piuttosto muta-bile non volle legarsi a vincoloconjugale, fuorché negli ultimi
(i) Una sola volta inserì nel Voi. ix,del Giornale sulle Scienze e Letteredelle Provincie tenete una sua iette-rà all' Arciprete Angiolo Dalmistro, concui si f ece a< j esaminare a fondo unacensu ra fatta alla sua versioni' in olia-va rima del vi. Libro dell’ Eneide diVirgilio.
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anni del viver suo, quando il can-giato pelo e la smorzata fantasiaa gravi pensieri richiamandolo, lopersuasero a sposarsi ad una vedo-va con cui trasse il resto de’brevisuoi giorni in pace e senza querele.Nel suo cinquantesimo ottavo an-no, assalito da fiera malattia di ve-scica, mori il giorno 1 5 di Ottobredel 1827 , confortato dalla religio-ne , pianto dagli amici, desidera-to da tutti (1).
Coltivò con ispeziale predilezio-ne gli studi delle belle lettere edella latina e greca filologia , a*quali si dedicò con lungo e gene-roso amore. Da cjni ebbe originequell’ affetto che serbò costante eperenne per gli Antichi, sebbeneil gusto dominante a quei dì pie-gasse molto alle vivacità oltramon-tane. Non sentendosi però il brac-cio a bastanza forte a pugnare conuna età come quella in cui fioriva-no e 1 ’ Algarotti, e il Bettinelli, cpiù d’ogni altro il Cesarotti, s’ ap-pigliò al partito, fedele alla pro-pria maniera di pensare, che purera la vera , di occultare gelosa-mente le cose che nel silenzio del-la sua camera veniva a mano a ma-no lavorando nella scuola de’Clas-sici. Ma al sorgere di più giusteopinioni, prese animo, e lasciò an-dare in luce qualche suo lavoro, etanta fama gli procacciò che alsuo fine criterio , perchè loro des-se consigli, e perchè i loro stessi
(1) Legò in dono ad Emmanuele Ci-cogna tutti i suoi manoscritti . Il Ci-cogna, pieno di riconoscenza, dettò laseguente iscrizione, che fu scolpita sullaporta del palazzo Negri dietro la Chiesadi s. Martino.
FRdISCISCO . ISTORIO7 r eneto
Graeca . Latina , ItalaErudltionePraestantifsimo
ITaec . Domus . Ortum . Dedit
Obiit . Idìb . Octobr . MDCCCXXVHPrueclarum . CivibusEx'implar.